"Tonis Lust" - Bergseeschijen (CH)


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Grande arrampicata ieri su "Tonis Lust", una via davvero fantastica: abbastanza lunga, non impossibile ma mai banale e su un granito eccezionale. Due ore dal parcheggio all'attacco, per poi iniziare una successione di tiri bellissimi.

Tra i diversi report in internet i gradi variano molto, in particolare se confrontati con "Dreams of Switzerland" (una bella collezione di vie in Svizzera). Cosi' anche io propongo la mia gradazione, basata ovviamente sulla mia personale esperienza:

  1. Le difficoltà iniziano già al primo tiro, con passi di aderenza abbastanza delicati e protezioni non vicinissime, direi 6a+
  2. Ora leggermente piu' semplice, ma comunque tanta aderenza e diversi metri tra le protezioni (quasi mai integrabili). 6a
  3. Piu' semplice, ma comunque non banale (5b)
  4. Decisamente piu' semplice, ricordarsi di piegare a destra (su sfasciumi) per raggiungere la sosta poco piu' in alt0
  5. Fantastico tiro con bellissimi movimenti (6a)
  6. Altro tiro bellissimo, simile al precedente
  7. Si giunge cosi' al "passo" speciale della via, che ci richiede di "scendere" dall'enorme lama e spostarci sulla parete sottostante. Guardando giù' dalla sosta ci si rende conto di quanto si è in alto! Qualche relazione dice di usare un cordone (su fix) per scendere in A0, ma in realtà basta fare due passi indietro (rispetto alla sosta) sul filo di cresta e cercare buoni appigli sul muro strapiombante, poi con un movimento unico (6b) si "ruota" e ci si ritrova sotto la lama, per poi scendere a terra rapidamente. Un passo bellissimo e molto originale, nonché perfettamente protetto, almeno per il primo. Per semplificare la vita al secondo consiglio di rinviare il fix sotto alla lama, in modo che anche il nostro compagno sia ben protetto. Dopo "il passo" salire sulla parete adiacente (5c).
  8.  Continuare a salire dritti con arrampicata sempre bellissima (5b)
  9. Ora piu' facile, sul filo di cresta (5a)
  10. Ancora su cresta e grandi blocchi, fino a pochi metri dalla croce (5a).

Note:
  • Tanti tiri entusiasmanti, con movimenti splendidi
  • Tutte le soste (a fix) sono attrezzate con anello di calata, anche se dopo "il passo" potrebbe essere complicato effettuare doppie
  • Protezioni distanti e totalmente assenti sulle parti più' facili; non sempre possible integrare (specialmente nella prima metà). Necessaria una certa fiducia nell'aderenza, come si può' capire bene già dal primo tiro.
Per la discesa, seguire i segni bianco-blu (dall'altra parte della cresta) e quindi scendere la lunga pietraia fino a ritornare sui propri passi ed infine all'auto (2+ ore).

Piantonetto


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Due giorni insieme a Giuseppe e Stefano nel vallone di Piantonetto, su ottimo Gneiss che ci concede splendidi pass tra forza e aderenza.

Iniziamo con "La Rossa di Sera Soft", via sportiva che si raggiunge abbastanza velocemente dal rifugio. La via attacca con un 6b che richiede equilibrio e aderenza (passo di 6c). Seguono poi tiri leggermente piu' semplici, fino al penultimo tiro, di nuovo 6b, e di nuovo severo (passo di 6c).

La stessa sera, prima di cena, ci concediamo "Testa Rossa", breve via sportiva decisamente piu' semplice (nonostante sia gradata in modo simile), e di cui consiglio in modo particolare l'ultimo tiro (che sale la "testa rossa", appunto).

Ceniamo nel bel rifugio dall'atmosfera calda ed accogliente, stappiamo una bottiglia per questo compleanno un po' isolato e distante (ai tempi del Corona) e ci prepariamo per il giorno dopo.

Partiamo presto per la "Mellano-Perego" sul Becco di Valsoera, 380 metri di via che richiedono impegno già per l'avvicinamento lungo e ripido. Sulla nostra guida la via è decisamente sotto-gradata (peraltro con scala francese, nonostante sia prevalentemente trad. con fix quasi solo nelle soste), e ci rendiamo conto ben preso che richiede molto impegno e tenacia. 


Tiro-per-tiro:

  1. Facili rampe (III+) fino alla sosta (che si intravede già dalla partenza), alla base di un muro chiaro.
  2. Pochi metri a sinistra, poi salire ed incrociare 1 spit ed 1 chiodo. IV-V
  3. Facile e corto, la sosta successiva si intravede già. III-IV
  4. Tiro lungo e difficile da leggere, almeno per noi. Giuseppe sale e poi gira leggermente a sinistra, fino ad arrivare ad una sosta (spit e chiodo) che non ci sembra essere quella giusta. Anche le difficoltà affrontate sono decisamente piu' alte del previsto (V+).
  5. Stefano apre ora. Dapprima facile, poi una sequenza di diedri/muri decisamente impegnativi e da proteggere (VI+).
  6. Tiro quasi completamente in artificiale (A0, molti chiodi) per superare placche molto lisce e lunghe.
  7. Bellissimo diedro iniziale (VI), poi placca articolata e fessura, molto bello.
  8. Lungo e bel diedro, non troppo difficile (V+), con traverso finale a destra per arrivare in sosta.
  9. Ora conduco io sul bellissimo diedro (V+)
  10. Tiro lungo ed articolato che risale il diedro (V+) fino al tetto, da cui si esce a destra (nonostante un chiodo a sinistra, fuorviante) verso il filo di spigolo (VI). Attenzione agli attriti della corda.. che nel mio caso sono stati.. importanti..!
  11. Superare lo spigolo, salire ancora un po' e proseguire brevemente in cresta fino alla sosta da cui poi ci si cala.


Rientro: diverse doppie lungo la parate accanto, di solito lungo la via "Nel corso del tempo" (noi probabilmente ci siamo calati dall'altra parte.. complicandoci un po' la vita..). E poi si ripete il lungo percorso fino al rifugio..

Via Alta Verzasca


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E fu cosi' che lo scorso weekend io, Marco e Lewis partimmo per la Via Alta Verzasca, con l'idea di fare qualche giorno di trekking in quota. Partiamo da Zurigo (Marco da BS) e ci incontriamo a Locarno, parcheggiamo in val Verzasca (30 CHF per 1 settimana) e ci incamminiamo. Sotto un caldo sole raggiungiamo la capanna Barone, dove mangiamo e ci riposiamo brevemente prima di iniziare l'Alta Via vera e propria. 

La prima tappa, fino alla capanna Cognora, è tutto sommato scorrevole e semplice, sempre in costa. Arriviamo al bivacco - che piu' che altro è un hotel non gestito (con tanto di doccia calda..) -  e con calma cuciniamo.

Domenica mattina piove, cosi' posticipiamo la partenza un po'. Verso le 9.30 lasciamo l'hotel/bivacco ed iniziamo a risalire la montagna puntando alla cresta sopra di noi. Dopo circa 1.5 h di cammino ci ritroviamo su una bella pietraia, io in testa, 50 metri dietro di me Lewis e un po' sotto Marco. Improvvisamente sentiamo l'inconfondibile rumore di grosse pietre che cadono ed alziamo la testa. Dopo un istante dalla parete sopra di noi vediamo arrivare una cascata di rocce che non ci lascia neanche il tempo di urlare. Senza pensare, ognuno agisce d'istinto. Io corro (cioè balzo tra i sassi) in avanti, con la schiena rivolta alle pietre che stanno cadendo, sentendomi come in una roulette russa. Cammino rapido pensando soltanto che se per una sfortunata coincidenza mi troverò' sulla traiettoria di uno di quei grossi sassi d'un tratto sarò' sbalzato via senza neanche accorgermene. Corro e spero.

Poco dopo sento il rumore svanire e mi rendo conto che ormai le pietre hanno trovato la loro strada. Sento Marco urlare e d'istinto sono contento di sentire la sua voce, capisco che c'è ancora. Mi giro e vedo anche Lewis, fortunatamente illeso. Aspettiamo un attimo e raggiungiamo Marco, il quale nello scappare dalla frana è rimasto incastrato e si è infortunato al ginocchio. Ancora preoccupati e tesi per quanto appena successo, ci incamminiamo verso valle a passo molto lento, aiutando Marco a non caricare la gamba ferita. E cosi' scendiamo per 1700 metri per poi rientrare verso casa. 

Ci ha schivati. Abbiamo solo avuto fortuna.

L'ignoranza


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Rätikon - Galadriel


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Image from here

Another amazing climbing day with Andrea.  We go for "Galadriel" in Rätikon (CH), a nice and long multi-pitch that keeps us busy for the whole day. After some kilometers of dirt road we park the car as close as possible to the wall, hike up and finally we start climbing at.. who knows.. late in the morning!

The route is challenging (6c+) but not impossible, except one single step that leaves us puzzled.. see the pitch-by-pitch description:

  1. We actually start climbing on the route on the left, and only after completing the pitch we realize that we are not where we wanted to be! Anyway, the first pitch of Galadriel is not particularly interesting.
  2. Climb a nice crag (6b?) for some meters before switching to a slab (6b+) and testing your adherence skills
  3. Nice pitch, I lead! The hards steps are at the beginning, then it gets slightly easier. 6b+ or max 6c.
  4. Easy pitch, rugged terrain.
  5. Long pitch, but not particularly difficult. 6a+ maybe.
  6. A bit harder than the previous one, but also shorter. Andrea leads.
  7. Start with a nice crag, not difficult but very enjoyable. The hardest steps are at the end, when you have to go all the way to the left, over the small roof, and then right again. Not easy!
  8. Andrea leads the hardest pitch (6c+). It doesn't seem to be particularly difficult, though, except maybe some steps at the end (just before the relay).
  9. A long traverse to the right. I lead and after the first bolt I immediately climb up.. big mistake! And I pay for it with a (not-so-small) fall! I then tried again and the second time I stayed much lower, went a bit more to the right and finally up to the second bold. Much easier! Then continue traversing to the right.. and never go up until you are under the relay (I tried to go up too early a second time and.. I had to go back down!). Overall not difficult, just stay low!
  10. Continue traversing towards the right. Clipping the first 2 bolts is somehow impossible (they are very high), so be prepared to come up with some fancy moves (e.g. climb up, clip, climb down..). After the first 3 bolts the pitch becomes a bit easier.
  11. Easy and not very interesting.

Andrea on the 10th pitch


From the last relay you can rappel down (diagonally, towards the left when looking at the wall) for 40m, then down for 20m (or so), and you will find yourself at the end of the 8th pitch. From there, keep rappelling down along the route.



Sentieri Selvaggi


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Grande giornata di arrampicata  a metà Luglio con il mitico Giuseppe, insieme anche a Valeria e Laura.

Partiamo presto, prendiamo il primo impianto e siamo subito in cima alla pista Paradiso. Poi saliamo verso passo Castellaccio incrociando tanti che puntano al "Sentiero dei Fiori". Una volta in cima scendiamo dall'altra parte, nella valle Narcanello. 


La relazione dice che il sentiero è "segnalato ma in pessimo stato, comunque non pericoloso", ma in realtà diversi tratti sono molto scoscesi e di fatto bisogna mantenere sempre alta l'attenzione. Attrezziamo perfino una rapida doppia per superare un tratto di neve molto dura!


Poi finalmente arriviamo nel grande anfiteatro ai piedi della parete, dove ci aspetta ancora tanta neve (questa volta in traverso) con non poche difficoltà (sempre neve molto dura). 


Giungiamo ora alla parete, ma perdiamo quasi mezz'ora per trovare l'attacco, convinti che fosse più' vicino al lato da cui si arriva: in realtà consiglio di camminare lungo la parete (ben oltre che ciò' che ci si aspetta) finché non si vede l'evidente targa metallica pochi metri sopra al suolo.

Commenti ai tiri:

  1. La via attacca subito con qualche passo non banale (V+ secondo me), e dopo qualche passo facile ci si ritrova in un bel diedro delicato (VII).
  2. Altri passi belli e delicati (VII), con sempre ottime protezioni
  3. Un po' più' semplice (V)
  4. Forse il tiro chiave: traverso a destra con un passo tosto (VII), veramente bello (protezioni sempre ravvicinate)
  5. Facile rampa / gradoni (poche protezioni)
  6. Non difficile, ma la chiodatura inizia ad essere rarefatta
  7. Tiro lungo ma semplice, chiodatura rarefatta
  8. Lungo tiro praticamente sprotetto e difficilmente proteggibile. Le placche da risalire non sono difficili, ma di certo neanche facili. La difficoltà vera è trovare la via (e la sosta!). Libro di vetta nella nicchia dove si sosta.
  9. Bel tiro, le difficoltà aumentano un po' ma la chiodatura aiuta!
  10. Tiro breve di collegamento
  11. Forse noi siamo stati troppo a sinistra e ci siamo ritrovati a risalire facili rampe (III / IV), fino alla sosta
  12. Dalla sosta per motivi di tempo abbiamo saltato l'ultimo tiro e traversato a destra verso la cresta, da cui poi siamo scesi (non banale!) fino al passo Castellaccio. Poi giu' per la pista Paradiso (a piedi, alle 19..) e finalmente alla macchina!


La via è molto bella e i primi tiri (più' difficili e tecnici) sono attrezzati in modalità "falesia" (o quasi), con difficoltà sempre azzerabili. Dal quinto tiro in poi, pero', la via cambia tono e diventa decisamente alpinistica. Pochissimi chiodi/fix e poche anche le possibilità di proteggersi. Difficoltà non particolarmente elevate, ma run-out veramente lunghi su roccia buona ma non sempre ottima. Il problema principale potrebbe essere trovare le soste, cosa che a noi è sempre riuscita (grazie soprattutto a Giuseppe!).

Sicuramente una via che merita di essere ripetuta, anche grazie alle ottime protezioni nei passaggi difficili (che li rendono comunque superabili). Da non sottovalutare la lunghezza ed il carattere alpinistico di molti tiri!

Materiale:

 

Catinaccio! Placcomania e Via dell'Indipendenza


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Due giorni di Catinaccio con Giuseppe!

Partiamo sabato mattina: autostrada, funivia, sentiero e finalmente siamo all'attacco di Placcomania (o "Un Diavolo per Amico").

La via è piu' facile del previsto (direi IV+ con un paio di passaggi di V+), ma la proteggibilità è davvero scarsa e quindi percorriamo diverse lunghezze con pochissime protezioni. In generale le difficoltà sono contenute, ma una caduta/scivolata potrebbe costar caro. Roccia buona ma delicata.. in piu' quasi tutti i tiri sono molto lunghi (40-50 mt).



Breve descrizione delle lunghezze:

  1. Saliamo forse troppo a destra, con il senno di poi saremmo dovuti stare nella fessura erbosa a sinistra. Poi su dritti. Non difficile, ma io salgo i primi 10-15 metri senza dentro nulla..
  2. Facile, si sale per risalti
  3. Spostarsi bene a destra, poi bello spigolo.
  4. Salire e spostarsi decisamente a sinistra (sotto la parete), poi su per placca (da cercare). Non difficile, ma.. abbastanza sprotetto..
  5. Salire dritti (superando i piccoli strapiombi). Non difficile ma.. (vedi sopra..)
  6. Traversare tutto a sinistra per superare il camino. Il passo sembra difficile ma è veramente ben protetto (due chiodi) ed inoltre neppure cosi' difficile. Poi risalire per fessure, facile.
  7. Prima facile, poi fessura carina e mai difficile.
  8. Muretto, poi facile.
  9. Risalire la placconata, poi un po' a destra (ma non troppo) ed infine puntare allo spigoletto arrotondato nero (a sinistra). Superare il tettino ed uscire in placca. Passo delicato e bello, e poi salire in sosta (ultimi metri sprotetti..).

Dopo il nono tiro siamo scesi in doppia (il decimo tiro serve piu' che altro per uscire in vetta). Anche la discesa ci ha tenuti impegnati per un po', soprattutto per recuperare le corde che non perdevano occasione di incastrarsi ed intricarsi. E poi giu' per prati verso il rifugio, poco prima che arrivasse un (breve) acquazzone.