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Odifreddi!
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Category culture, filosofia, libri, religione, società
Distanti
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"Voglio tornare in Italia, dopo tanti anni a Londra. Ho sempre detto che sarebbe successo (...) Premetto di non essere l’emigrato che sogna un’Italia che forse non è mai esistita. Anzi, ho sempre frequentato tantissimo il nostro paese. Lo dico perché non mi si opponga la storia dell’idealizzazione di qualcosa lontano.
Londra ti può uccidere piano piano. Prima ti attrae per l’anonimità, perché non ti senti osservato. Poi ti sfibra con il lavoro asettico, ti ipnotizza con il pendolarismo in metro, le distanze ed il cielo grigio, con gli sguardi così obliqui e le parole senza vibrazioni. Ti anestetizza e credi che quello sia l’unico modo di vivere. Infine scopri che l’anonimità e la libertà nascondono spesso una carenza di un’ideale di società (condivisibile o no), un difetto di ‘credo’ ed emozioni forti che si confonde con la dovuta tolleranza. E quando hai figli, incominci a pensare. Perché io credo nel tramandare la propria cultura, i propri princìpi e valori, nel mostrare loro una strada: io sono parziale, perché sto dalla parte di ciò in cui credo.
(...) Non importa che la cultura italiana sia più bella, mi basta sia unica e nostra. Essere italiano è una risorsa che mi ha aiutato tantissimo, ma è un bene intangibile che si acquisisce lentamente, con le amicizie, i ricordi, un patrimonio comune di film guardati, canzoni cantate. È questo che voglio tramandare ai miei figli. Vorrei per loro la luce, un’estate lunga, la presenza e gli affetti della famiglia allargata, il vivere la socialità all’aperto. Andare in motorino. Non sono luoghi comuni, è vita reale. Le onde e le montagne, il cielo azzurro e le stelle di San Lorenzo, il vento tiepido d’estate con il suo senso di fibrillazione, quella signora che in un giorno torrido mi offrì un bicchiere d’acqua. (...) Ma per adesso, ogni giorno se ne va un piccolo pezzo di me."
Category crescita personale, culture, strada
Blue zones..
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A novantasette anni Stamatis Moraitis è ancora lì, a lavorare l'orto dietro casa. A coltivare frutta e verdura. A bere ogni giorno il latte di capra e il fliskouni , il tè delle montagne con foglie di menta. A farsi le sua pennichella pomeridiana. A ritrovarsi con gli amici, vecchietti arzilli pure loro, per giocare. Nel 1976, a Stamatis Moraitis, negli Usa, avevano diagnosticato un cancro ai polmoni. «I medici mi avevano dato al massimo nove mesi di vita», racconta lui al magazine del New York Times . «Ma io sono ancora qui. Loro, i dottori, sono tutti morti»... continua qui!
Category culture, società, thoughts
Life in Switzerland: the beginning
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Inizia proprio in questi giorni la mia permanenza nella magnifica Svizzera, ed in particolare a Zurigo. Questa città si presenta pulita e ordinata in ogni suo angolo e ricca di incantevoli e suggestivi scorci. Il fiume che la attraversa e il lago nelle immediate vicinanze la rendono estremamente piacevole anche nei giorni più caldi dell'estate (in cui comunque le temperature sono abbastanza alte), e la vera meraviglia è sapere che l'acqua è talmente pulita da essere praticamente potabile, con addirittura decine di persone che ci fanno il bagno (sia nel lago che nel fiume).
Durante la mia prima visita in un week-end di Agosto ero (con papà) alla disperata ricerca di un appartamento per i prossimi due anni ed ho scoperto che è davvero una delle città con la più alta richiesta di affitti al mondo. Ci sono liste di attesa di decine di persone che aspettano la "risposta" del proprietario della stanza, che decide arbitrariamente (e chissà con quali criteri) a chi dare la casa, ovviamente a prezzi doppi o tripli (se non ancora più alti) rispetto alle tariffe a cui siamo abituati. Basta pubblicare l'annuncio in internet ed in meno di 24 ore ci sono più di 10 persone che chiedono di vedere le casa, così non dev'essere tanto difficile trovare qualcuno a cui darla.. mentre è davvero difficile (e più che altro "casuale") essere scelti e potersi mettere l'animo in pace, sapendo di avere un tetto per i prossimi mesi. Dopo qualche giorno di agonia sembra che le mie ricerche siano andate a buon fine e per ora tutto sta andando secondo i piani (ho trovato una prima casa per Settembre, in cui mi sono già sistemato, ed un'altra casa da Ottobre in poi), anche se la certezza come sempre si ha alla fine.
Le strade di Zurigo sono molto vivaci e colme di persone che passeggiano o si spostano in bici, i mezzi pubblici sono estremamente frequenti (e ovviamente puntuali ed efficienti) mentre si vedono poche auto e ancor meno parcheggi (e in effetti parcheggiare ad Agosto è stata un'impresa ardua, soprattutto non volendo spendere decine e decine di franchi per poche ore di sosta)... perfino il parcheggio dell'Ikea si paga, impressionante!
Il primo evento "introduttivo" si è svolto ieri: "Understanding the Swiss – Going Beyond Stereotypes". Un simpatico docente parlava del mondo di approcciarsi a culture diverse da quelle dei nostri Paesi di provenienza, animando la presentazione con esempi e attività di vario tipo..
A proposito delle difficoltà legate alla comunicazione, questo video può rendere l'idea:
E non sono mancati neppure gli esempi di stereotipi "comuni", tipo..:
“Heaven is where the police are British, the cooks are French, the mechanics are German, the lovers are Italian and it is all organised by the Swiss.
Hell is where the police are German, the cooks are English, the mechanics are French, the lovers are Swiss, and it is all organised by the Italians”.
In effetti arrivando in ritardo (io e un'altra ragazza italiana) abbiamo parzialmente avvalorato qualche stereotipo sul nostro Paese, suscitando anche l'ilarità generale quando - proprio mentre ci sedevamo - ci è stato chiesto da quale Paese venissimo.. l'unica nostra scusa è che ci abbiamo messo più di 20 minuti a trovare il luogo della conferenza, a causa delle indicazioni decisamente carenti sui cartelli universitari..
Lunedì ancora "Welcome events" e da martedì inizia una nuova esperienza all'ETH di Zurigo.
Category culture, Swiss life, Vacanze e turismo
Cenni di cultura americana, parte 1
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Dopo un paio di mesi (scarsi!) in questo nuovo pianeta sono pronto per fare qualche considerazione.. con tutte le premesse del caso e con il massimo rispetto per una cultura indubbiamente diversa, ma non per questo migliore o peggiore.
Parterei dal concetto di "bene materiale", con cui mi scontro piu' o meno ogni giorno. Sara' per la mia fissa di un mondo chiuso, in cui anche la produzione dei beni debba seguire un ciclo piuttosto che una linea (cioe', produzione-consumo-trasformazione-consumo.. piuttosto che produzione-consumo-scarto), fatto sta che qui ogni giorno mi scontro con la dura realta'.. l'usa-e-getta regna nella maggior parte degli ambienti, in particolare dove c'e' di mezzo il cibo.. non e' solo per i bicchieri di plastica e i contenitori di carta/plastica/stagnola, ma anche per le decine di tovaglioli (di carta) che accompagnano il panino che ordino, per la borsina (di plastica) che ogni volta cercano di regalarmi (ma spesso li fermo in tempo..), per il superconfezionamento di alcuni prodotti.. Ma in realta' e' qualcosa di piu' profondo, che si vede nella quantita' di telefoni (molti dei quali danneggiati) e computer costosi e nell'importanza che viene data a questi oggetti... per carita', sono solo oggetti.. ma in fin dei conti rappresentano anche il "sacrificio" fatto (da chi...?) per poterli acquistare, quindi forse non sono cosi' privi di importanza..
E cio' che spesso mi lascia piu' disappointed e' la quantita' di cibo sprecato. Ogni tanto vado in mensa, che chiaramente e' a buffet (eat as much as you want, tutto compreso), e quando al termine deposito il mio vassoio (rigorosamente vuoto, perche' scartare il cibo mi infastidisce molto) purtroppo vedo vassoi mezzi pieni e porzioni ancora intatte..
Il problema in parte e' anche nel "free refill": spesso, troppo spesso, si paga "una tantum" e si puo' usufruire di un bene a volonta'.. dappertutto si compra il bicchiere, che poi si puo' riempire a piacimento quante volte si vuole (e nonostante questo vendono anche bicchieri di taglie diverse.. e le persone comprano anche quello pia' grande e piu' costoso!), e cosi' anche in tante altre occasioni.. secondo me viene meno il concetto di "bene materiale", come puo' essere il cibo, e subentra il meccanismo tutto-compreso, ad un prezzo affrontabile.
I vantaggi di questo sistema? Non saprei. A me va anche bene, perche' con un pasto (abbondante) al giorno sono quasi sazio, e mi costa relativamente poco (beh, riempio il mio vassoio con 4-5 piatti in due viaggi..), e forse va bene anche a loro. Non si preoccupano tanto di quanto spendono, tanto sanno perfettamente a quanto costera' un "piano pasti" (tutto compreso, ovviamente) per il prossimo trimestre, quindi lo comprano in anticipo e gia' che ci sono caricano un po' di soldi sulla carta ricaricabile universitaria, soldi che alla fine del trimestre non possono recuperare, e che quindi devono necessariamente spendere... cosi' non ci pensano piu'.
Chi ci rimette in tutto questo? Nessuno, in fin dei conti. Tanto la quantita' esorbitante di rifiuti che producono finisce da qualche parte sottoterra, dove non si vede piu'.. e in fin dei conti le risorse non mancano (davvero?), perche' essere parsimoniosi?
Evidentemente si tratta di una differenza culturale, di un diverso approccio agli oggetti, ai beni e forse anche al denaro. Difficilmente perdero' la mia idea di "valore intrinseco delle cose", pero' certamente mi sto confrontando con una realta' un po' diversa.
Cambiando argomento, oggi ho visto il mio secondo film in compagnia di una platea americana. Sono giunto alla (parziale) conclusione che anche il modo di guardare un film e' diverso, incredibile. Certamente due film non sono abbastanza, anche perche' uno dei due era "Paranormal activity 3" (non andate a vederlo, tempo perso!), pero' anche questa sera (con l'ultimo capitolo di "Harry Potter") mi sono piu' volte stupito. Mi sembra che a volte non percepiscano il film come un continuo, ma piuttosto come un insieme di scene diverse. Per cui se la scena precedente e' stata "drammatica", per cui non hanno riso e, si suppone abbiano vissuto una qualche emozione, la scena dopo possono benissimo esplodere in una risata sonora per il piu' banale dei motivi, distruggendo l'eventuale coinvolgimento... strano... probabilmente devo ancora capire bene come funziona secondo loro.. pero' e' certamente curioso.
Sempre a proposito di cultura, sabato sono stato ad un'altra festa indiana, se non sbaglio a questa: http://en.wikipedia.org/wiki/Diwali (ma potrei sbagliarmi). In ogni caso una bella serata, fatta di celebrazioni religiose, preghiere e poi canti e balli (e ovviamente free food, quello non manca mai.. mai!).
L'India e' certamente un Paese da conoscere con una cultura da scoprire.. e le persone indiane che ho conosciuto finora sono estremamente cordiali, educate e serene.
C'e' cosi' tanto da imparare.. e cio' che ci arricchisce di piu' sono proprio le differenze!
A parte il tempo atmosferico, che e' decisamente in regime di totale anarchia incontrollata (oggi in maglietta, due giorni fa nevicava..), il resto procede secondo la routine di Drexel: lezioni-compiti-quiz-esami-progetti!
Category culture, USA 2011-2012







