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Dafen - La fabbrica dell'arte (originale e non)


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Dafen dista diversi chilometri da Shenzhen ma è ottimamente collegata con la metro (che tra l'altro è bellissima). Ci si arriva con poco più di un dollaro anche partendo dall'altra parte della città (1h di treno!).



Il quartiere è un tripudio di dipinti e botteghe di artisti, copiatori e costruttori di cornici. 

Ogni angolo è una mostra/negozio di quadri, principalmente (belle) riproduzioni di opere famose (Van Gogh in particolare) ma non mancano le opere originali, alcune meno interessanti, altre molto belle.

I prezzi variano da pochi dollari per le riproduzioni più comuni (e più piccole) a qualche centinaio per le opere più grandi e belle.

La lingua è sempre una barriera, anche a segno del fatto che forse non si tratta propriamente di un quartiere/supermercato per turisti, ma più che altro di una vera fabbrica di dipinti che vengono venduti in tutto il mondo. Con Google translate e altre app però si comunica sempre senza problemi.

Davvero bello ed unico, da rivisitare.

Consumare i libri


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Libri


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Klimt Experience - Locarno (CH)


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We had high expectations for this temporary exhibition about Gustav Klimt in Locarno (CH) but.. once again, I was disappointed by the way art is displayed to the "general public" (i.e. non-experts and people not usually dealing with art, just like me).

  • Room 1: some paintings (actually prints) and a lot of text.. how can you think that a normal visitor will read all of that without getting bored?
  • Room 2: nice multimedia room with "immersive" effects (ok-ish) but really, really slow video/storyline. We stayed in for 20 minutes hoping that something cool would come but.. it didn't. We got quite bored and we moved on.. it would have been so easy to make it shorter but more "intense"
  • Room 3: "Mirror room". I had high expectations and this was possibly the biggest disappointment. Small room, mirrors only on the wall, dirty surfaces (so you could clearly see the glass), nothing special being displayed. Really.. disappointing.
  • Room 4: VR experience. You get goggles and you "dive" into 4 paitings. Nice idea, video was ok but the resolution was low.. you could almost see the pixels..

That's it. 20 CHF is not a high price, but for sure it didn't meet our expectations... and once again I had the feeling that the opportunity of showing some arts was not really exploited well.. pity!

Scatti di storia


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Una raccolta di foto incredibili (apri il link) che raccontano il nostro tempo, immagini che da sole evocano storie, esprimono emozioni e fanno riflettere.


E queste (apri il link), relative al "secolo scorso", sono forse ancora più incisive e toccanti..


Arte e "casta"


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Visto che ogni tanto mi addentro in discorsi sull'arte e sul concetto di bellezza "soggettiva" ed "oggettiva":

Il fenomeno “Casta” non esiste solo in politica, ma in molti altri settori, compreso quello dell’arte e della musica. (...) oggi più che mai, lo stesso tipo di estraneità nei confronti di moltissima musica post-dodecafonica (concettuale, sperimentale, di ricerca che dir si voglia) viene manifestata apertamente – e soprattutto – da persone molto istruite. (...)

Nel tentativo di giustificare un’endemica mancanza di spettatori per questa musica, una delle argomentazioni più utilizzate da critici e compositori, è che il pubblico non sia in grado di capirla, né di apprezzarla, poiché non conosce i complessi codici compositivi che si celano dietro la sua genesi. Eppure le persone che ogni giorno affollano gli auditorium di tutto il mondo quando si eseguono autori come Vivaldi, Bach o Mozart (la cui musica è fortemente codificata), sono forse diplomate in composizione o conoscono a menadito il sistema tonale? Per godere di una rappresentazione del Lago dei Cigni di Tchaikovsky occorre essere dunque coreografi professionisti? Apprezzare Dante è forse possibile solo possedendo una laurea in letteratura tardo medievale?

Per quale strana ragione, dunque, nel caso della musica contemporanea e dell’arte concettuale in generale, al pubblico dovrebbe essere richiesta una specifica preparazione tecnica (una patente) o un’adesione mistico religiosa ai precetti su cui si basa la particolare opera cui assiste? Se si considera poi che questa musica non ha in genere dei veri committenti, né tanto meno un pubblico con cui confrontarsi, viene il sospetto che, nei casi più estremi, ci troviamo vis-à-vis con un espediente usato dai compositori per porsi al di sopra di tutto e al riparo da qualsiasi tipo di osservazione critica, anche la più costruttiva.

Questo modo di fare musica ha ormai più di settant’anni, dominati in massima parte da esperimenti rumoristico-cacofonici e autocompiacimenti tecnicistici e se il pubblico diserta sistematicamente le sale, forse non ne ha tutte le colpe. Salvo rare eccezioni, questa filosofia musicale non ha prodotto grandi capolavori e ha finito con l’attrarre a sé personaggi interessati più alla speculazione linguistica che alla musica e all’arte come linguaggi. Atteggiamenti fortemente autoreferenziali e uno strutturale disinteresse nell'esplorare codici di comunicazione condivisibili da un vasto pubblico, hanno finito paradossalmente col riavvicinarlo alla musica del passato. Se direttori d’orchestra come Claudio Abbado, Riccardo Muti o Daniel Barenboim continuano a riempire sistematicamente i teatri di mezzo mondo, verrebbe davvero il desiderio di dire affettuosamente a Remo e Augusta di non nutrire troppi complessi d’inferiorità se non capiscono il concerto di Cage. (...)