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Cambiamento


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L'ignoranza


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Olivetti


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Che personaggio incredibile e che storia intensa e motivante.

The Dictator (2012)


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Very funny movie. And maybe more than that.

"Why are you guys so anti dictators?
Imagine if America was a dictatorship. You could let 1% of the people have all the nation's wealth. You could help your rich friends get richer by cutting their taxes and bailing them out when they gamble and lose. You could ignore the needs of the poor for health care and education. 
Your media would appear free but would secretly be controlled by one person and his family. You could wiretap phones, you could torture foreign prisoners, You could have rigged elections. You could lie about why you go to war. You could fill your prisons with one particular racial group and no one would complain! You could use the media to scare the people into supporting policies that are against their interests."

Incentives


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"Economics" (N. Gregory Mankiw, Mark P. Taylor)

L'indecenza del fisco (online)


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Dopo un lungo silenzio torno con un "post-sfogo".
Se siete tra gli (s)fortunati che come me devono presentare una dichiarazione dei redditi con qualche quadro "particolare" e non potete usufruire dell'applicazione online (che - per quel che ho visto - mi sembra accettabile), potreste ritrovarvi nei miei panni questa sera.

Ecco i passi necessari per la compilazione del modello Redditi Persone fisiche 2017:
  1. Scaricate il software RedditiOnLine Pf 2017. Vi viene detto di aggiornare Java e una volta fatto tutto fila liscio (ancora per poco)
  2. Compilate la vostra dichiarazione con questo software preistorico dove servono mille click (chiudi, conferma, salva..)
  3. Quando pensate di aver finito, il software vi presenta perfino gli importi che dovete pagare con l'F24, e pensate ormai di essere ad un click dalla fine.
  4. Peccato che il software non "invii" la dichiarazione, ma la compili solo. E cosi' voi iniziate a chiedervi come fare ad inviarla..
  5. Ah! Vi rendete conto che esiste anche un Software di controllo e cosi', da bravi cittadini contribuenti, scaricate il link. Un click e si apre questa finestra (sempre preistorica), cliccate qualche pulsante a caso (perchè ovviamente non c'è un senso logico - almeno per un "non addetto ai lavori") e non succede nulla. Qualche volta questo "software" si impalla pure, e poi si chiude da solo.
  6. Iniziate a disperare, googlate a destra e a sinistra senza successo.
  7. Battete qualche pugno sul tavolo e vi chiedete quale troglodita abbia pensato a queste procedure, e chi abbia scritto questi patetici applicativi che semplicemente appartengono ad un'altra era.
  8. Da qualche parte, sempre nei siti citati sopra, parlano di "Desktop Telematico". Cosi' provate a cercare questo nuovo, miracoloso software.
  9. In qualche modo lo trovate, scaricate i 130 MB sperando di essere sulla buona strada.
  10. Dopo aver lanciato l'installazione, vi compare un simpatico "Errore Windows 2".
  11. Ma che cacchio è? Ma chi ha mai visto un errore cosi'?
  12. Ah, aspetta. Nella stessa pagina da cui avete scaricato questo "Desktop telematico" c'è una nota che dice: Nel caso in cui si riscontrino errori nell'installazione del software del tipo: "Errore di LaunchAnywhere - Errore di Windows 3 (oppure Errore di Windows 2) durante il caricamento di Java VM" si consiglia di scaricare anche il "file di installazione" con estensione "bat", presente nelle Utility, copiarlo nella stessa cartella del file con estensione "exe" ed eseguire direttamente il file "bat".
  13. Perfetto, pensate. Tutto è sotto controllo, bastano un paio di click in piu'. Cosi' scaricate il bat file e lo eseguite.
  14. E non funziona niente.
  15. Tornate al punto 11.
  16. Poi vi accorgete che questi geni hanno perfino fatto un pdf con ulteriori istruzioni. E qui viene il bello.. nel pdf scrivono: Qualora,  a  seguito  delle  sopra citate operazioni, l’errore dovesse persistere, sarà necessario modificare il file “bat” seguendo le modalità indicate nel paragrafo successivo. E seguono una serie di istruzioni e screenshots per far combaciare la versione di Java installata e quella che il loro software si aspetta. Ma bisogna proprio essere dei.. dinosauri.. per pensare ad una cosa di questo genere. Mi chiedo quante persone over 50 siano riuscite a seguire le istruzioni fino in fondo.
  17. Ma, pensate voi, almeno con questo arrivo al traguardo. E invece nulla, neppure con le loro istruzioni si risolve niente.
  18. E allora siete disperati. Di nuovo a googlare, di nuovo a batter pugni sul tavolo pensando che le migliaia di euro che state per sborsare andranno a pagare anche questi de.. dementi.. che hanno scritto e pensato queste procedure e questi software.
  19. Grazie a Dio trovate aiuto nel grande web, specialmente nelle Answers di Microsoft: Prova così - vai in c:\programdata\oracle\javae rinomina javapath in javapath01 - ripeti l'operazione dopo ogni aggiornamento Java - Tieni chiusi tutti i browser (e le cartelle) ed i software sogei durante l'installazione.(possibilmente tieni chiusi tutti gli altri software)
  20. Magia!! Funziona! Grazie Dott. Umberto Torre (che ha scritto la risposta), grazie di cuore.
  21. Ora il Desktop telematico parte. Si apre un altro software della preistoria, brutto e lento. Ma soprattutto, che cacchio devo farci con questo?
  22. Girate, girate e girate. Poi da qualche parte trovate scritte le parole magiche "Desktop telematico" e "applicazione File internet".. cosi' presi dalla disperazione aprite il desktop telepatico e installate l'applicazione "File internet", la quale vi fa riavviare il coso telepatico e poi finalmente si apre.
  23. Di nuovo un'interfaccia preistorica con qualche pulsante che premete piu' o meno a naso. Alla fine riuscite ad inviare la dichiarazione, dopo solo qualche ora abbondante di inutile lavoro.
  24. Ovviamente nessuna conferma (tipo via mail...) dell'avvenuto invio, magari la vostra dichiarazione si è persa nel dark web, chissà. Niente, aspettate e nel frattempo pagate.

Ma vi sembra una procedura degna di un Paese civile?

Misurare la reale condizione di una società


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"Con troppa insistenza e troppo a lungo, sembra che abbiamo rinunciato all'eccellenza personale e ai valori della comunità in favore del mero accumulo di beni terreni.

Il nostro Pil ha superato 800 miliardi di dollari l'anno, ma quel PIL - se giudichiamo gli USA in base ad esso - comprende anche l'inquinamento dell'aria, la pubblicità per le sigarette e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine settimana. Il Pil mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende il fucile di Whitman e il coltello di Speck, ed i programmi televisivi che esaltano la violenza al fine di vendere giocattoli ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari. Comprende le auto blindate della polizia per fronteggiare le rivolte urbane. 

Il Pil non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia, la solidità dei valori familiari o l'intelligenza del nostro dibattere. Il Pil non misura né la nostra arguzia, né il nostro coraggio, né la nostra saggezza, né la nostra conoscenza, né la nostra compassione, né la devozione al nostro Paese. Misura tutto, in poche parole, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta."

Robert Kennedy (1968)

Considerazioni sull'immigrazione di massa


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Alcune considerazioni interessanti tratte da questo articolo (e questo) sul problema dell'immigrazione che da alcune settimane è un tema sempre più caldo:

...a giugno 2015 in Italia c’erano 48.300 persone che hanno presentato domanda di asilo, lo 0,08 per cento della popolazione, contro i 306.000 della Germania (0,38 per cento). In Spagna sono lo 0,02 per cento, in Gran Bretagna lo 0,05. I famosi 35 euro al giorno non vanno agli immigrati, ma sono il costo individuale del loro mantenimento, spesso i gestori dei centri Cara non erogano neppure i 2,5 euro quotidiani di “pocket money” che dovrebbero garantire un minimo di autonomia agli ospiti.

Migranti-eurostat

Il sistema di protezione Sprar del Ministero dell’Interno, quello che tutela i rifugiati, ha accolto nel 2014 22.961 persone, in deciso aumento rispetto alle 12.600 dell’anno e ai 7.800 del 2012. Non c’è alcuna evidenza statistiche che i migranti regolari delinquano più degli italiani. Per quelli irregolari è un altro discorso, ma provate voi a sopravvivere in un Paese straniero senza documenti e senza possibilità di trovare un lavoro…

[Commento sulle soluzioni proposte al problema:]

  1. “Aiutiamoli a casa loro”. Siamo tutti d’accordo che se l’Africa fosse ricca come la California i migranti non partirebbero, ma così non è. Da decenni si tentano politiche in via di sviluppo, danno risultanti alterni e lenti, come evidente non bastano a frenare le migrazioni. Come ha osservato l’economista Leonardo Becchetti, il miglior modo per “aiutarli a casa loro” è lasciare che quelli che arrivano in Europa abbiano un lavoro e possano mandare a casa i propri risparmi, così da mantenere le famiglie (e disincentivarle a partire).

  2. “Non possiamo accoglierli tutti”. E perché? Philippe Legrain lo ha spiegato bene sul Fatto Quotidiano, l’Europa sta invecchiando, il suo welfare sarà sostenibile solo grazie agli immigrati. Ma soprattutto, da un punto di vista morale, questa tesi equivale a: “Dobbiamo farne morire un po’ in mare”, visto che la nostra eventuale ritrosia all’accoglienza non scoraggia certo le partenze.

  3. “Bisogna risolvere i problemi geopolitici che causano le crisi da cui i profughi scappano”. Vero. Peccato che [...] la Russia di Vladimir Putin [...] sorregge il regime di Bashar al Assad in Siria, focolaio di tutti i disastri degli ultimi cinque anni, prima con una guerra civile di cui l’Occidente dovrà vergognarsi per i prossimi secoli e poi con la totale mancanza di controllo del territorio a beneficio dell’Isis, il sedicente Stato islamico. Lo stallo sulla Siria è una delle ragioni che rende difficile, se non impossibile, affrontare il caos in Libia.

[...] Il problema dell’immigrazione non è facile da risolvere. Anzi, è impossibile da risolvere, si può solo gestire. Il dibattito si è finalmente ridotto alla sua essenza: quanti morti siamo disposti ad accettare per difendere la nostra “fortezza europa”? Dopo la morte di Aylan l’Europa, e gli europei, sembrano aver deciso che ogni morte è una tragedia, anche se a morire non è un inglese o un tedesco ma un curdo, un eritreo, un siriano.

Cows in Europe earn more per day ($2.20) than 1.2 billion poor people


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"Primary farm producers in the world's developed countries receive about $280 billion a year in government support. In the European Union, farmers receive a third of their income from government subsidies. Beef and veal producers get more than 70% of their income from subsidies. A typical cow in the European Union receives a government subsidy of $2.20 a day. The cow earns more than 1.2 billion of the world's poorest people."

Mark Vaile, Australian trade minister in 2005


The developed world funnels nearly $1 billion a day in subsidies to its farmers, encouraging overproduction. That drives down prices and leaves farmers in poor nations unable to compete with subsidized products, even within their own countries. In recent years, American farmers have dumped cotton and other products on world markets at prices that do not begin to cover their cost of production. Europe's system is even worse; the United States' farm subsidies are only a third of Europe's. A cow in France shouldn't make more than a farmer in Burkina Faso. That is just shameful.

NY Times editorial "Cow Politics" in 2005


In 2006, expenditures on the Common Agricultural Policy (farm subsidies) were €49.8 billion, compared to €48.5 billion in 2005. This represents 47% (the largest component) of the EU's expenditures in 2006, up from 46% in 2005. 

Financial Management in the European Union


Fonte: Carpe Diem

The banana experiment


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"Nel 1967 il Dott. Stephenson ha condotto un esperimento in cui erano coinvolte 10 scimmie, una gabbia, una banana, una scala e uno spruzzatore di acqua gelata. Stephenson rinchiude 5 scimmie in una grande gabbia. All’interno della gabbia mette una scala e sulla scala  un casco di banane. 

Le scimmie si accorgono immediatamente delle banane e una di loro si arrampica sulla scala. Appena lo fa, però, lo sperimentatore la spruzza con dell’acqua gelida. Poi riserva lo stesso trattamento alle altre 4 scimmie. La scimmia sulla scala torna a terra e tutte e 5 restano sul pavimento, bagnate, al freddo e disorientate. Presto però la tentazione delle banane è troppo forte e un’altra scimmia comincia ad arrampicarsi sulla scala. Di nuovo lo sperimentatore spruzza l’ambiziosa scimmia e le sue compagne con l’acqua gelata. Quando una terza scimmia prova ad arrampicarsi per arrivare alle banane le altre scimmie, volendo evitare di essere spruzzate, la tirano via dalla scala malmenandola. Da questo momento le scimmie non proveranno più a raggiungere le banane.

La seconda parte dell’ esperimento prevede l’introduzione di una nuova scimmia nella gabbia. Appena questa si accorge delle banane prova naturalmente a raggiungerle. Ma le altre scimmie, conoscendo l’esito, la obbligano a scendere e la picchiano. Alla fine anche lei, come le altre 4 scimmie, rinuncia a mangiare la banana senza mai essere stata spruzzata con l’acqua gelata, quindi senza sapere perché non potesse farlo.

A questo punto un’altra scimmia scelta tra le 4 originarie rimaste, è stata sostituita con una nuova. Il nuovo gruppo era composto da 3 delle scimmie iniziali (che sapevano perché non tentare di prendere la banana), 1 scimmia che aveva imparato a rinunciare alla banana a causa della reazione violenta delle altre e 1 scimmia nuova. La scimmia nuova, come previsto, tenta di raggiungere la banana. Come era avvenuto con la scimmia precedente, le altre scimmie le impediscono di raggiungere il frutto senza che il ricercatore dovesse spruzzare dell’acqua. Anche la prima scimmia sostituita, quella che non era mai stata spruzzata ma era stata dissuasa dalle altre, si è attivata per impedire che l’ultima arrivata afferrasse la banana.

La procedura della sostituzione delle scimmie viene ripetuta finché nella gabbia sono presenti solo scimmie “nuove”, che non sono mai state spruzzate con l’acqua. L’ultima arrivata tenta naturalmente di avvicinarsi alle banane ma tutte le altre glielo impediscono:  nessuna di esse però conosce il motivo del divieto!

Stephenson descrive l’atteggiamento inquisitore dell’ultima scimmia arrivata, come se cercasse di capire il perché del divieto di mangiare quella banana così invitante. Nel suo racconto le altre scimmie si sono guardate tra loro, quasi a cercare questa risposta. Il problema è che nessuna delle scimmie presenti la conosceva, perché nessuna era stata punita dallo sperimentatore per averci provato, era stato il gruppo a opporsi. Una nuova regola era stata tramandata alla generazione successiva, ma le sue motivazioni erano scomparse con la scomparsa del gruppo che l’aveva appresa.

Non smettere di indagare, di chiedere, di trovare nuovi paradigmi. Spesso il nostro modo di agire è solo il frutto di azioni che ripetiamo perché l’abbiamo visto fare da altri, senza sapere bene il perché. Cambiate le vostre abitudini. Non abbiate paura."

Approfondimenti
  • Stephenson, G. R. (1967). Cultural acquisition of a specific learned response among rhesus monkeys. In: Starek, D., Schneider, R., and Kuhn, H. J. (eds.), Progress in Primatology, Stuttgart: Fischer, pp. 279-288

Tratto da Dionidream

Un treno verso Nord


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Domenica sera viaggiavo verso Zurigo. Mi fermo a Chiasso, faccio un paio di commissioni e mi preparo a prendere il prossimo treno. Mi si avvicina questo ragazzo giovane, carnagione scura, vestito normale. Mi chiede informazioni sul treno per Zurigo: l'orario, le fermate, il costo del biglietto. Sembra preoccupato, un po' in ansia. 

Poco dopo lo re-incontro in sala d'attesa, ancora preoccupato, un po' agitato. Vuole arrivare in Germania, questa notte. Parla qualche parola di italiano e un po' di inglese. Viene dal Senegal, ha lasciato il suo Paese per la guerra che stava massacrando perfino la sua famiglia. E' arrivato in Italia via mare e ha vissuto per un anno e mezzo in un campo di accoglienza in Sicilia, dove dice che la vita è molto dura, si fa fatica perfino a mangiare e a dormire. Ha lasciato la Sicilia qualche giorno fa, in treno, in direzione Germania. Lì spera di trovare qualcosa da fare, anche solo una scuola dove imparare qualcosa per poi andare a lavorare.

Mi dice che gli hanno già impedito una volta di entrare in Svizzera, l'hanno rimandato a Milano. E lui ha preso un altro treno fino a Chiasso, ed ora vuole prendere quello per Zurigo sperando che non lo fermino di nuovo. Sa che la guardia di finanza controlla le persone sui treni, chiede i documenti e se lo trovasse probabilmente lo rimanderebbe indietro, di nuovo. Mi dice che lui vuole solo andare in Germania e mi chiede di aiutarlo, a Zurigo, a trovare un altro treno che prosegua verso nord.

Dice che se non arriva in Germania non sa più cosa fare. E' stanco di essere respinto, stanco di non avere nessun futuro davanti a sé. Dice che in queste condizioni è stanco perfino di vivere.

E io penso che questo ragazzo potrebbe avere la mia età. A parte il colore della pelle e qualche differenza nella fisionomia, direi che tra di noi potrebbero non esserci differenze. Però lui è nato qualche chilometro più a sud, in questo infimo pianeta dell'universo. E per questo lui non sa se arriverà in Germania, non sa se mangerà domani, non sa neppure se vuole continuare a vivere.

Certo ci sono mille storie e mille problemi, mille dettagli e mille considerazioni da fare. Certo ci sono difficoltà per tutti e tante situazioni ancora più delicate. Però quando pensiamo di chiudere porte e finestre e barricarci nel nostro angolo di mondo, definendo bene il confine tra chi è dentro e chi è fuori, proviamo a pensare a cosa faremmo se in Senegal ci fossimo nati noi. Pensiamo a come agiremmo se le nostre certezze e le nostre speranze fossero fragili come quelle di questo ragazzo. Se tutto il nostro futuro fosse un treno verso nord, senza sapere nemmeno dove scendere.

A Zurigo non l'ho più visto. Spero che ci sia arrivato in Germania, o magari da qualche altra parte. Ma soprattutto spero che non abbia perso la voglia di provarci.

"Dovete rifare la storia dell'Italia.."


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"Studenti: non posso lasciare l'ufficio del Rettore dell'Università di Padova senza rivolgervi un ultimo appello. Una generazione di uomini ha distrutto la vostra giovinezza e la vostra patria. Traditi dalla frode, dalla violenza, dall'ignavia, dalla servilità criminosa, voi insieme con la gioventù operaia e contadina, dovete rifare la storia dell'Italia e costituire il popolo italiano.

Non frugate nelle memorie o nei nascondigli del passato i soli responsabili di episodi delittuosi; dietro ai sicari c'è tutta una moltitudine che quei delitti ha voluto e ha coperto con il silenzio e la codarda rassegnazione; c'è tutta la classe dirigente italiana sospinta dalla inettitudine e dalla colpa verso la sua totale rovina.

Per la fede che vi illumina, per lo sdegno che vi accende, non lasciate che l'oppressore disponga della vostra vita, fate risorgere i vostri battaglioni, liberate l'Italia dalla schiavitù e dall'ignominia, aggiungete al labaro della vostra Università la gloria di una nuova più grande decorazione in questa battaglia suprema per la giustizia e per la pace nel mondo."

Concetto Marchesi, 1 Dicembre 1943

Quote rosa?


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(...) Ora, però, almeno una parola vorrei dirla a proposito del “fondamentale” problema politico che si è dibattuto in occasione della ricorrenza dell’8 marzo: le “quote rosa”, in politica in generale, e alle prossime elezioni in particolare. Problema che è ovviamente mal posto, perché ci sarebbe un modo semplicissimo e democratico per risolverlo: una legge elettorale proporzionale e con le preferenze, con liste di candidati equamente divise a metà per sessi. 

Poiché invece ci si appresta a varare una legge truffa, e forse anche incostituzionale, maggioritaria e con le liste bloccate, il problema diventa costringere i potentati dei partiti ad alternare uomini e donne nelle loro liste, visto che i candidati saranno eletti nell’ordine in cui vengono presentati.

Ma la prima soluzione sarebbe democratica, perché permetterebbe all’elettorato femminile di eleggere candidati femmine, se così desiderano, decidendo se vogliono effettivamente un parlamento che rispecchi nella sua composizione la statistica dei sessi. La seconda soluzione è invece autoritaria, perché impone a tutto l’elettorato di eleggere candidati che sono stati imposti, uomini o donne che siano, e di accontentarsi del fatto che siano per metà di un sesso, e per metà dell’altro. 

Ma da quando il sesso è una caratteristica rilevante in certi lavori, compreso quello parlamentare? E perché mai dovrebbe essere rilevante il sesso e non, per esempio, la fede religiosa? Perché non imporre “quote atee” del 15 per 100, che rispecchino la percentuale dei non credenti in Italia, invece di avere sempre un Parlamento baciapile e in ginocchio? O “quote culturali”, che impediscano che in Parlamento sieda una totalità di analfabeti scientifici, pronti a votare all’unanimità a favore della sperimentazione di truffe quali il metodo Stamina? 

(...) Le “quote rosa”, dovunque si richiedano, non sono femministe, ma sessiste. Chiedono e pretendono che una donna sia scelta per il suo sesso, e non per le sue qualità. E tra l’altro, le donne in politica spesso non sono affatto diverse dagli uomini, e fanno esattamente la loro stessa politica. La Thatcher era una donna e una scienziata, ma non governava diversamente da Reagan, che era un uomo e un attore. Il problema, allora come ora, non era avere una donna a Downing Street, ma avere un governante che evitasse i disastri del liberismo sfrenato e selvaggio. 

Le femministe degli anni ’70 ce l’hanno insegnato: le donne dovrebbero cercare di andare al potere per proporre una visione del mondo femminile, contrapposta a quella imperante maschile. Le sessiste del giorno d’oggi non l’hanno imparato, e vogliono andare al potere per continuare a proporre l’antiquata visione maschile del mondo: refrattarietà alla satira compresa, anche se fatta da una donna su una donna. Ma quale delle due giovani donne è stata sessista, in questo caso, e quale discriminata? 

Fonte: Odifreddi

Strade e pensieri per domani


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Dalla serie di post “Ma che pianeta mi hai fatto?” di un famoso blog online:

Petrolio e carbone sono proibiti. Nei centri urbani non possono più circolare auto private. L'emissione di CO2 è punita con l'assistenza gratuita agli anziani. I tabaccai sono scomparsi, non fuma più nessuno. Non si trovano neppure le macchinette mangiasoldi nei bar. (...) L'accesso alla banda ultra larga è un diritto civile e il telelavoro è diffuso ovunque.

I medici e gli avvocati sono categorie protette, come i panda. Le malattie ambientali sono infatti diminuite e il numero degli avvocati è stato ridotto per legge a un decimo, come altrove nel mondo, e la macchina della Giustizia ha ripreso finalmente a funzionare.

L'INPS ha chiuso dopo una rivolta popolare che ha ridotto in macerie la sua sede e ora ognuno versa i contributi su un fondo privato. (...) Le imprese di costruzioni sono state riconvertite a imprese di decostruzione. Distruggono edifici e infrastrutture inutili o che danneggiano l'ambiente. (...) Nei fiumi si fa il bagno la domenica da quando è stata introdotta la rieducazione forzata per inquinamento ambientale da scontarsi con la raccolta differenziata a vita. Non si possono possedere beni mobili e immobili superiori ai cinque milioni di euro, anche se molti vorrebbero abbassare la soglia. Ogni euro guadagnato in più va a favore della collettività. Chi si sottrae è rieducato alla comprensione della vita in appositi centri yoga.

La parola leader è diventata un insulto. Ognuno è responsabile di sé stesso e verso la società. Le decisioni pubbliche sono prese tutte a maggioranza, sia a livello locale che nazionale. (...) Anche i produttori di cartelle per bambini, sostituite da e-book, sono falliti e i giornali si possono sfogliare nei musei tra lo stegosauro e l'archaeopteryx. In Val di Susa si fanno solo picnic. Gli inceneritori, spenti da tempo, sono diventati attrazioni per il free climbing e la Salerno Reggio Calabria è finalmente finita e percorsa solo da auto elettriche.

La società costruita sul debito è scomparsa. La produzione di beni dannosi per l'ambiente è illegale. Ogni Paese ha l'obiettivo di diventare ecosostenibile, di vivere delle risorse create sul territorio. (...) La politica è interdetta a chi ha compiuto 65 anni, alcuni vorrebbero abbassare l'età. Il ministero della Difesa è diventato una Onlus e le missioni di pace sono reali. Il reddito di cittadinanza consente a chiunque di vivere in attesa di trovare un lavoro. Non esistono più appartamenti sfitti. Lo Stato paga o integra l'affitto per le famiglie che non possono permetterselo. In nessuna località è possibile costruire nuove case se esistono case vuote o da ristrutturare. La speculazione sugli immobili è proibita. I mendicanti nelle città sono assistiti da dipendenti comunali e avviati a lavori socialmente utili. Nessuno è lasciato solo.

Lo spettacolo di bambini che chiedevano la carità ai semafori o di mutilati seduti sul marciapiede è considerato una barbarie del passato. Ogni cittadino dedica una quota del suo tempo a servizi per la collettività. A Milano sono stati riaperti i Navigli e si può arrivare in barca a Venezia partendo dal Duomo. La corruzione è punita con l'isolamento sociale. Nessuno vuole più avere a che fare con un corrotto. Molti criminali, presi dalla disperazione, emigrano per sempre. Ogni cinque anni si vota on line per una Nuova Costituzione e si rinnova il patto sociale del Paese.

Le autostrade sono gratuite, in quanto già pagate da generazioni di italiani, e Benetton è stato consegnato ai Mapuche. Ogni famiglia è messa in condizioni di produrre energia e di distribuirla in rete. (...) Gli spacciatori di OGM sono perseguiti in tutto il pianeta come un tempo gli spacciatori di droghe pesanti. La cannabis è depenalizzata. Fini e Giovanardi sono condannati a uno spinello settimanale in diretta streaming. Da allora sono molto migliorati. I reati sono crollati e i pochi poliziotti devono esibire la carta di identità ai cittadini. La parola "mercato" si usa solo per il mercato rionale e la parola "Stato" è diventata una nobile espressione.

(...) Ogni anno si tiene la giornata della solidarietà, considerata la massima espressione dello Stato, che ha celebrato in passato persone come Alex Zanotelli e Gino Strada. Il cittadino deve dedicare, dalla maggiore età, due ore al giorno agli altri. Le lobby e le società segrete sono proibite per legge e i loro membri considerati rei di alto tradimento. Il gruppo Bildeberg è stato sciolto. All'ONU ogni Stato ha diritto di voto, ognuno vale uno, e nessuno Stato ha più diritto di veto. La massoneria, l'Opus Dei e Comunione e Liberazione sono un ricordo del passato. Il segreto di Stato non esiste più e ogni documento relativo alla storia recente della propria Nazione è consultabile on line, una regola universale in tutto il mondo.

I nuovi nati sono figli adottivi per legge della comunità locale dove vengono al mondo che ha l'obbligo di averne cura in caso di difficoltà della famiglia a cui appartengono. I nonni non finiscono più negli ospizi, ma sono ospitati dalle famiglie della comunità.

L'esperanto è obbligatorio come seconda lingua in ogni nazione. Chiunque può capire l'altro sul pianeta. Si mangia solo frutta di stagione per combattere l'inquinamento. La donazione di organi, in caso di morte, e del proprio sangue è un dovere a cui nessuno si sottrae. La proprietà delle aziende è solo di chi ci lavora. Ogni nuovo assunto diventa automaticamente proprietario di una quota. L'economia è senza fini di lucro. (...) Il diritto alla ricerca della felicità presente nella Dichiarazione di Indipendenza degli USA è diventato il primo articolo di ogni Costituzione. Il lavoro pesante è fatto dalle macchine e non nobilita più l'uomo.

Tratto da questo articolo (e successivi)

Uruguay, il Paese dell'anno


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(...) The Economist ha incoronato lo Stato sudamericano come nazione simbolo del 2013. Il merito della ribalta va al presidente Josè Pepe Mujica (Frente Amplio) eletto nel 2010. Ex combattente nel gruppo di estrema sinistra dei Tupamaros durante la dittatura militare, ha sconvolto la politica internazionale con decisioni importanti e simboliche, come quella di cedere il 90% del suo stipendio allo Stato, dichiarando che ciò gli rimane gli è sufficiente per vivere. Ha legalizzato le unioni omosessuali (aprile 2013) e presto consentirà allo Stato di produrre e vendere marijuana per abbattere il mercato nero. 

''Avremmo potuto scegliere il Sud Sudan, che ha aumentato il suo Pil del 30%, o l'Estonia, che ha il debito più basso di tutta l'Unione Europea. O la Turchia, dove decina di migliaia di persone hanno protestato contro il governo Erdogan. Ma il criterio fondamentale per eleggere il miglior paese è stato capire se le innovazioni attuate, imitate, potessero essere utili al resto del mondo''. Così recita l'articolo della rivista britannica che per la prima volta ha eletto un paese simbolo. Le unioni gay hanno senza dubbio aumentato il benessere sociale senza costi finanziari, mentre la produzione e legalizzazione della cannabis, eliminando lo spaccio e la detenzione, distruggerà - secondo quanto affermato da Mujica - almeno parte del mercato nero.

Il governo di Montevideo ha sempre espresso una certa lungimiranza, basti pensare che è stato uno dei primi al mondo a consentire il divorzio, nel 1913. Ma la rivoluzione dal basso di Mujica in un momento di crisi internazionale e corruzione dilagante ha una risonanza nuova. E fa sperare in una ricerca di identità nazionale che possa oltrepassare i confini delle pampas e ispirare Europa e Usa.

Ed è evidente che le scelte portate avanti dal presidente rappresentano la possibilità di un passo avanti globale, un esempio di virtù e civiltà. (...)

Dura lex..


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Purtroppo non sto seguendo attentamente la vicenda "Cancellieri", ma Odifreddi ancora una volta riesce a scrivere in modo puntuale e pungente dando alla riflessione un più ampio respiro..

La scoperta che, dietro la scarcerazione di Giulia Ligresti per “motivi umanitari” ci sia in realtà l’interessamento del ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, riporta alla memoria altri episodi di mala giustizia del passato, da parte dei potenti a vantaggio dei loro amici: dalla soffiata da parte dell’allora presidente del Consiglio, Francesco Cossiga, a Donat Cattin per favorire la fuga del figlio accusato di terrorismo, alla telefonata dell’allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, per liberare la famigerata “nipote di Mubarak” dal fermo di polizia. 

Ciò che accomuna questi episodi è una concezione di “superiorità alla giustizia” proprio da parte di coloro che, a causa del loro ruolo istituzionale, dovrebbero invece sottomettervisi in maniera ancora più esemplare di quanto non sia richiesto a un normale cittadino. In tutti questi episodi, affiorano interessi privati in atti pubblici: nel caso particolare della signora Cancellieri, una lunga amicizia con la famiglia Ligresti, con torbidi favori finanziari concessi al figlio. Nella fattispecie, una buonuscita di 3,6 milioni di euro dopo un anno di “lavoro” come direttore generale di una holding dei Ligresti. 

Come sempre succede in questi casi, il Palazzo fa quadrato attorno ai suoi esponenti. Da un lato, si adducono appunto gravi “incompatibilità” della povera (nel senso di ricca) signora Ligresti al carcere: come se al mondo ci fosse qualcuno che col carcere è compatibile, e non soffra per la detenzione e i suoi effetti. Dall’altro lato, le massime autorità dello Stato, dal presidente della Repubblica a quello del Consiglio, sembrano accettare la scusa del ministro, di aver agito “secondo coscienza”: come se per il ministro del Giustizia la coscienza potesse essere un sostituto della legge e della trasparenza. 

La realtà è, molto semplicemente, che la legge non è affatto uguale per tutti, nonostante ciò che sta scritto nei tribunali. Per i potenti, economici o politici, la legge è diversa, e loro la aggirano silenziosamente a piacere. Ma a volte, come in questo caso, il silenzio viene infranto: in tal caso la decenza vorrebbe che, invece di arrampicarsi sui vetri, la signora Ligresti tornasse in cella, come una qualunque pregiudicata sottoposta alla carcerazione preventiva, e la signora Cancellieri tornasse a casa, come un qualunque ministro preso con le mani nel sacco. Anche se, probabilmente, non succederanno né una cosa, né l’altra. 

Italia all’ultima spiaggia


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Un ottimo articolo, provocatorio (forse) e molto attuale. Thanks Bruno Tinti (Il Fatto Quotidiano).

Qualche giorno fa, Rai 3: Pompei, com’è, che si fa, che si dovrebbe fare. Il responsabile del sito, una signora, non ne ricordo il nome: abbiamo fatto tantissimo. Ma come, ci sono stati crolli, rovine. Sì, ma servono soldi e personale e non li abbiamo; però lavoriamo tantissimo e bene. Della serie: facciamo il possibile ma Pompei va in rovina lo stesso. Ovviamente così può dirsi per chissà quanti siti archeologici, opere d’arte, monumenti. Tutti i giorni: l’economia va male, malissimo, malino, ci sarà una ripresa dello zero virgola, la pressione fiscale insostenibile, la crescita, il lavoro, le imprese… servono tagli… Di cosa, di quanto, non si sa. Così da una vita. Nessuno lo ha mai negato per quanto riguarda il patrimonio artistico e archeologico; e, per quanto riguarda la bancarotta dello Stato, la si ammette da quando è stato possibile imputarla alla crisi dei subprime. Della serie: non è colpa nostra, è colpa della crisi. Come se un debito pubblico di 2. 300 miliardi di euro costruito negli ultimi 20 anni non derivasse dall’incapacità e dal malaffare della nostra classe dirigente. 

Adesso una timida proposta: vendiamo gli stabilimenti balneari e con quei soldi copriamo il mancato gettito dell’Imu. Coro di no. Il sacro suolo, l’ambiente, la speculazione. Tutta gente che non è mai stata ad Alassio (per dire, di posti così ce ne sono migliaia). Il mare segregato da una striscia continua di palizzate e cabine, non si riesce nemmeno a vederlo: sono gli stabilimenti. Ogni tanto (il rapporto sarà di 1 a 10) c’è una striscia larga 10 metri di sabbia sporca e puzzolente: la spiaggia libera. Questo sarebbe l’ambiente da tutelare. Mettiamoci d’accordo subito. È vero, ci sono cose che non si fanno. In realtà, che non si dovrebbero fare. 

Per esempio, non è giusto mercificare il corpo degli esseri umani con la prostituzione e distruggere corpo e mente con droghe. E, naturalmente, non è giusto sottrarre arte e natura al godimento di tutti i cittadini. Quindi lo Stato deve adoperarsi perché tutto questo non accada. Che si adoperi, può darsi, che ci riesca è sicuro di no. Proprio come per Pompei: lavoriamo tanto ma… Allora la domanda è: se non si riesce a impedire prostituzione, droga, rovina del patrimonio archeologico e naturale; se, nel tentativo di farlo, si spendono – inutilmente – un sacco di soldi, ha senso continuare a far finta di fare quello che è giusto, dilapidare le poche risorse pubbliche disponibili e lasciare andare in rovina persone e ambiente? Ovviamente no. L’alternativa? Dove non si può reprimere si regolamenta; dove non si può eliminare il danno, lo si riduce. La presenza di decine di migliaia di prostitute lungo le strade d’Italia rende evidente che la repressione non serve a niente; che la salute pubblica è in pericolo; che le condizioni di vita di queste persone equivalgono alla schiavitù.

Ha senso continuare con leggi che impediscono la regolamentazione di un fenomeno che non si può reprimere? Non è meglio consentire la costruzione di siti in cui la prostituzione possa essere esercitata in sicurezza e salubrità? Non è meglio tassarla recuperando somme variabili tra i 5 e i 10 miliardi di euro all’anno? Nel 2010 la Commissione Globale sulle politiche delle droghe istituita dall’Onu ha pubblicato un rapporto drammatico: “La lotta alla droga è fallita. Dal 1998 al 2008, i consumatori di oppiacei sono aumentati del 34, 5 per cento, quelli di cocaina del 27 per cento, quelli di cannabis sono passati dai 147 a 160 milioni”. Quanto sia fondata questa analisi lo si può constatare quotidianamente: per procurarsi una dose di qualsiasi cosa basta una telefonata o una sosta in piazzetta. 

La repressione è inutile. Ha senso continuare a riempire le carceri di minispacciatori che sono scarcerati dopo una settimana per fare posto ad altri come loro? Serve a qualcosa spendere miliardi di euro per incidere dello zero virgola sul quantitativo di droga disponibile sul mercato? Non è meglio venderla in farmacia a pochi euro, con obbligo di identificazione per i minori, eliminando così mercato clandestino e criminalità indotta? E, quanto al patrimonio artistico e naturale. Non è meglio vendere le spiagge, con l’obbligo di rispettare progetti edilizi che valorizzino l’ambiente (ogni violazione deve essere causa di risoluzione del contratto senza diritto alla restituzione di quanto pagato), piuttosto che assistere inerti al sacco del litorale in cambio di quattro soldi per le concessioni? Non è meglio vendere i siti archeologici, addossandone i costi della manutenzione agli acquirenti, invece che contemplare il loro degrado consolandosi con “abbiamo fatto quello che abbiamo potuto?” Anche qui, ovviamente, consentendone lo sfruttamento commerciale nel rispetto vincolante di progetti predisposti dallo Stato: alberghi, ristoranti, siti commerciali; tutta roba che c’è già, spesso abusiva, quasi sempre orribile. 

Certo che è meglio. Ma non si fa. Per ipocrisia: lo Stato ha il compito di reprimere prostituzione e traffico di droga, di tutelare il patrimonio artistico, culturale e naturale; lo sta facendo e lo farà sempre meglio. Per demagogia: il patrimonio artistico, archeologico e naturale è di tutti; mai ne consentiremo la privatizzazione per il godimento di pochi. Per ideologia: prostituzione e droga sono peccato; non se ne può diventare complici regolamentandoli. Fantastico. Visiteremo Pompei incespicando in pezzi di mura crollate, pungendoci con siringhe abbandonate e calpestando preservativi infetti.

F-35


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Nei prossimi giorni la Camera dei Deputati discuterà una mozione di 158 parlamentari di SEL, PD e M5S che chiede la cancellazione della partecipazione italiana al programma dei cacciabombardieri F-35 Joint Strike Fighter. [...] Spendere 14 miliardi di euro per comprare (e oltre 50 miliardi per l’intera vita del programma) un aereo con funzioni d’attacco, capace di trasportare ordigni nucleari, mentre non si trovano risorse per il lavoro, la scuola, la salute e la giustizia sociale è una scelta incomprensibile che il Governo deve rivedere

[...] Questo il testo dell’appello firmato da don Luigi Ciotti, padre Alex Zanotelli, Umberto Veronesi, Chiara Ingrao, Cecilia Strada, Savino Pezzotta, Roberto Saviano, Riccardo Iacona e Gad Lerner che apre una nuova campagna di pressione sui parlamentari coordinata dalla Rete Italiana Disarmo, Sbilanciamoci e Tavola della pace: “Ci troviamo di fronte ad un passo importante per far sentire con forza ai nostri Deputati come sia davvero necessario che il Parlamento riprenda in carico questo tema” afferma Francesco Vignarca coordinatore di Rete Italiana per il Disarmo. Se è vero infatti che è oggi il Governo – a seguito di tutti i passaggi di autorizzazione previsti dalla legge – a poter decidere autonomamente sull’acquisto dei caccia F-35, è anche vero che la situazione è molto cambiata dal 2009 (data dell’ultima votazione parlamentare a riguardo) e nell'ottica della difficile situazione del paese su più fronti non si può certo tirare dritto come se nulla fosse mutato. “Va poi detto che da più parti (anche da chi non vuole subito una cancellazione del programma, e perfino dallo stesso nuovo Ministro della Difesa) si è sottolineata la necessità di avere sugli F-35 una franca e piena discussione in Parlamento” conclude Vignarca.

Nel testo dell’appello si sottolinea come la scelta di continuare ad acquisire i cacciabombardieri con capacità nucleare sia “incomprensibile” vista l’attuale mancanza di risorse “per il lavoro, la scuola, la salute e la giustizia sociale”. “Quella degli F-35 è una gran brutta storia che fa male agli italiani e alla nostra democrazia” commenta Flavio Lotti coordinatore della Tavola della Pace. “Gli F-35 fanno male agli italiani perché sottraggono preziose risorse che attendono disperatamente di essere utilizzate per combattere la disperazione e la disoccupazione di molte donne e uomini del nostro paese. Gli F-35 fanno male alla nostra democrazia perché attorno a queste armi si muove un complesso reticolo di interessi politici, economici e militari che stanno inquinando e minando in profondità le istituzioni del nostro paese. Per questo è bene che il nuovo Parlamento si pronunci chiaramente.”

[...] “Il Parlamento ha un’ottima occasione per riavvicinarsi a un’ampia parte della popolazione, che è sicuramente contro gli F3-5 - sottolinea Grazia Naletto co-portavoce della campagna Sbilanciamoci! – Non possiamo mantenere anche su un tema delicato come questo la grande distanza tra le richieste e le convinzioni delle italiane e degli italiani e le scelte della nostra politica. In tal senso giudichiamo positivamente la presentazione di analoghi documenti per il NO agli F35 anche al Senato, auspicando che a breve possa avvenire anche in tale ramo del Parlamento una discussione approfondita”

La guerra..


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Non ho preparato un discorso e vado a braccio, provando a parlare con il cuore a tutti noi, e anche a lei, Ministro. Forse era Brecht che diceva che è «sventurata la terra che ha bisogno di eroi». Massimo, massimo rispetto per il militare ammazzato. Io non ho figli e non so proprio che cosa significhi per una madre perdere un figlio e perderlo lontano da casa e nessuno vuole strumentalizzare un’ennesima perdita italiana in Afghanistan. Ma la guerra ci fa schifo, Ministro, e siamo in guerra da dodici anni. Tra l’altro è una delle guerre più durature del Novecento ed è una guerra! Il fatto stesso che lei dica che la missione cambierà, che la prossima missione sarà "non-combat" significa che dove siamo adesso è una missione "combat". Perché vi smentite da soli? Perché?

Noi chiediamo un po’ di onestà intellettuale in quest’Aula. Siamo in guerra ed è una guerra che abbiamo perso, lo sapete tutti quanti, ne parlavamo prima anche alla buvette. La guerra è persa, perché tutte le guerre quando si iniziano sono perse, perché la guerra fa schifo, perché ci piace la pace e perché non crediamo che la guerra sia l’unico mezzo di risoluzione dei conflitti, anche dove ci sono, non terroristi, magari criminali, ma non terroristi, che comunque non ci hanno mai attaccato, Ministro, e questo anche dobbiamo considerarlo, perché l’articolo 11 della Costituzione parla chiaro: l’Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.

Possibile che nel 2013 ancora diciamo frasi che dicevano gli antichi romani, Ministro, ossia che per fare la pace dobbiamo costruire la guerra, che gli F-35 ci servono per la pace, quando la gente fuori da quest’Aula muore di fame? Scusate, colleghi, però parlo davvero con il cuore e mi rivolgo a tutti voi, giovani o non giovani, alla prima legislatura e anche a voi... 

E anche a lei, Presidente, mi scusi. Noi siamo entrati da poco e, al di là di tante differenze di visione, io credo che ci sia bella gente in quest’Aula, ne sono sicuro. Vogliamo tutti quanti assieme anche ambiare una visione vecchia, stantia che odora di guerra, che odora di morte. Allora, mettiamoci assieme almeno su questi punti. Il MoVimento 5 Stelle ha presentato immediatamente una mozione di ritiro delle truppe dall’Afghanistan: noi non vogliamo che tornino domani così. Abbiamo chiesto al Governo di riferirci su un’exit strategy vera e propria. Che cosa intendete fare? Ma quello che dicono la NATO e Rasmussen è che abbiamo già dato l’ok per proseguire a stare in Afghanistan. E se i talebani spareranno che cosa facciamo, non spariamo? Io sono obiettore di coscienza, ho scelto di non prendere mai un’arma da fuoco in mano, perché, anche se mi dovessero attaccare, io non voglio rispondere con un’arma da fuoco, perché credo che la pace sia l’unica, l’unica, l’unica risposta. L’unica! 

E non abbiamo utilizzato nessun altro modo per risolvere quel problema devastante che c’è in Afghanistan. La pace vale anche per i cittadini afgani: 70.000 morti, signor Ministro, e quasi 5 miliardi di euro, non per essere venale, per l’amor di Dio, prima vengono le vite dei nostri militari, dei civili afgani e poi i quattrini. Ma 5 miliardi di euro sono più del gettito IMU sul quale si fanno campagne elettorali! Scusate ancora, colleghi e Presidente, ma ci teniamo, davvero, a provare a portare parole di cambiamento in quest’Aula e invitiamo tutto il popolo italiano e tutta quest’Aula a svegliarsi su queste tematiche, ad alzare la testa, a tirarla fuori dalla sabbia perché sappiamo perfettamente che la guerra c’è solo ed esclusivamente per interessi economici che sono sempre gli stessi e che sono sempre poche persone che determinano le scelte di interi popoli 

Mi avvio a concludere, citando Thoreau che ha scritto un libro bellissimo sulla disobbedienza civile dove ricorda che le gambe, signori colleghi, non servono per sedervisi sopra, iniziamo a camminare assieme!

Alessandro Di Battista,
intervento in Parlamento (Giugno 2013)
 

Il Tar ferma il Politecnico. E frena l'Italia.


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[...] Lo slancio in avanti del Politecnico di Milano, che l'anno scorso aveva annunciato «solo lezioni in inglese dal 2014», è stato fermato dai giudici del Tar che hanno accolto ieri il ricorso presentato da un centinaio di professori dell'ateneo. Difeso il primato della lingua italiana sancito dalla Costituzione, anche per l'insegnamento nelle nostre università. Il rettore Giovanni Azzone era pronto a escludere l'italiano dalle lauree specialistiche e dai dottorati, «per un ateneo internazionale», «per formare professionisti pronti per un mercato globale». È di un anno fa la delibera del senato accademico sull'uso esclusivo dell'inglese annullata ieri. [...]

Il primo annuncio del rettore ingegnere Giovanni Azzone con l'allora ministro Francesco Profumo era stato all'inizio del 2012. «Lezioni solo in inglese entro due anni». «Perché dobbiamo formare capitale umano di qualità in un contesto internazionale per rispondere alle esigenze delle imprese e a quelle degli studenti che chiedono di essere pronti per un mercato mondiale del lavoro», la motivazione del rettore. E aveva spiazzato molti, dentro e fuori dal Politecnico. Sull'esclusione dell'italiano subito un vivace dibattito. Voci diverse, dagli atenei all'Accademia della Crusca. Lo slancio forte, verso l'internazionalizzazione divideva i professori, anche in un ateneo che conta già oltre venti corsi di laurea e altrettanti dottorati in inglese. Il punto critico? La scelta obbligata. Insegnare e imparare «esclusivamente» in una lingua diversa. Eliminare l'italiano. La svolta del Politecnico incide sulla libertà di insegnamento e sul diritto allo studio, si legge nella sentenza dei giudici amministrativi. [...]
Fonte: Corriere

Un altro passo indietro - o comunque un mancato passo avanti - dell'università italiana. Come se studiando in inglese si perdessero le proprie radici e ci si dimenticasse la propria lingua e la propria cultura. Come se aprirsi le porte per una carriera internazionale ed una maggiore "spendibilità" sul mercato mondiale non contassero nulla rispetto ad un'ottima lezione in perfetto italiano certificato dall'Accademia della Crusca. Come se, nonostante l'ingegneria parli inglese ovunque nel mondo, studiarla in italiano avesse davvero dei benefici. 

Peccato che le resistenze di pochi professori, forse un po' troppo avversi ed impauriti dal cambiamento, abbiano conseguenze importanti sul futuro di molti studenti, che ai "cambiamenti" devono farci l'abitudine.