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Il mio (non tanto) lungo inverno. Parte 2.
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Non ho fatto proprio in tempo ad assistere al temibile inverno Australiano - diciamo che l'ho schivato anche questa volta - ma comunque ho vissuto almeno gli ultimi mesi d'autunno caratterizzati da un andamento schizofrenico delle temperature (un giorno in maglietta, un giorno con maglione e giacca a vento).
Il lavoro è proseguito bene, non sempre veloce ed efficiente, ma comunque pian piano si aggiungono piccoli pezzi (beh neanche tanto piccoli) e si delineano sempre meglio i contorni della centrale. Ci sono ancora un bel po' di elementi mancanti ma considerando la poca forza-lavoro direi che i progressi sono notevoli, e non manca molto ai primi exciting test. Nonostante le mie mansioni non siano state sempre entusiasmanti o "leggere" devo dire che l'esperienza è stata ancora una volta utile ed istruttiva, coordinare e lavorare con altre persone non richiede solo capacità di pianificazione e organizzazione del lavoro (per evitare tempi morti e ridondanze..) ma anche e soprattutto l'abilità di riconoscere le problematiche e le esigenze altrui (cosa le persone preferiscono fare, come vorrebbero lavorare..). Certamente si potrebbe ignorare ogni forma di dialogo e portare avanti il lavoro a modo proprio, ma probabilmente a lungo andare ci si renderebbe conto che le persone lavorano meglio quando si sentono prese in considerazione e quando si cerca un punto di accordo nonostante le esigenze e le personalità diverse, e così non sono mancati i momenti di confronto e dialogo, parte integrante del lavoro in struttura gerarchica.
La vita a Jemalong è stata - come mi aspettavo - un po' troppo tranquilla e "isolata", nonostante fossimo ancora un ottimo gruppo di colleghi e non mancassero mai le occasioni di trascorrere tempo insieme anche dopo il lavoro per divertirsi e stare in compagnia. In particolare ho trovato un gruppo di colleghi che mi ospitava a cena tutti i giorni e con loro si è creato un rapporto di amicizia ancora più intenso - anche perché così facendo hanno impedito che mi alimentassi a pasta e wurstel in modo continuativo..!
Ma, si sa, talvolta bisogna cambiare i piani in corso d'opera e per svariati motivi ("tecnici") ho dovuto anticipare un po' il rientro nell'emisfero nord. Poco male, in fin dei conti il bello è davvero l’imprevedibile. E così a fine Maggio ho organizzato il lavoro in modo da poter continuare da remoto e ho salutato - di nuovo - tutti i colleghi e gli amici. Sono rientrato a Sydney con alcuni colleghi, ho trascorso un tranquillo sabato a sistemare le ultime faccende e la sera sono decollato con in testa tante nuove idee e progetti per i prossimi mesi.
Back
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Al lavoro già da tre settimane! E ovviamente mi sembra di
essere arrivato solo ieri, nonostante abbia già sul tavolo mille tasks diversi
di cui occuparmi ed ogni giorno sembri riservare nuove sorprese. Rientrare in
azienda è stato un po’ come non essermi mai allontanato, nonostante negli
ultimi nove mesi sia cambiato tanto: ora abbiamo una fabbrica, migliaia di
specchi sul campo, 5 torri, decine di operai ed un nuovo ufficio (nonostante
sia in condizioni indecenti a causa di ridicole scelte manageriali..). Ho
ritrovato gli amici ed i colleghi che ho lasciato ed è stato simpatico scoprire
come per certi aspetti non siano cambiati, proprio come se li avessi visti fino
a ieri.
C’è molto fermento in azienda per le deadline ed in
particolare per i primi test che effettueremo tra poco. Per certi versi il futuro
stesso dei nostri progetti dipende dall’esito dei primi test, per cui c’è molta
pressione non solo per produrre risultati velocemente, ma anche perché tutto
vada bene e funzioni perfettamente. Penso ci sarà da divertirsi..!
Stiamo ancora finendo la produzione degli specchi
(nonostante il grosso sia fatto), montando le torri pivotanti (che spesso
issiamo ed abbassiamo per vari motivi) e montando tutte le tubature. Io in
particolare sto eseguendo test idrostatici e coordinando i lavori di isolamento
termico delle tubazioni.. il che vuol dire che ora sono un “supervisor” di
2/3/4 operai e che ogni giorno stabilisco i lavori da eseguire, preparo il
materiale, discuto il piano di azione.. e talvolta lavoro con loro, sia per controllare
che la tecnica impiegata sia la migliore possibile che per avere un feedback
diretto di cosa si può migliorare, come si può rendere più rapido e semplice. Il
lavoro di isolamento è lungo e spesso noioso e ripetitivo, quindi ovviamente le
condizioni dell’operatore devono essere le migliori possibili per evitare che
alla stanchezza fisica si sommi la frustrazione di essere scomodo o
involutamente lento. Non che io abbia grande esperienza alle spalle come
supervisore/coordinatore in un contesto aziendale, però credo davvero che il
contatto e il rapporto diretto con chi fisicamente lavora sul campo sia alla
base di una buona intesa e della buona riuscita di tutto il lavoro.
C’è ancora molto da fare, specialmente perché avendo già
tutti i componenti principali in posizione si tende a convincersi che ormai
manchi poco, mentre sono proprio tutte i lavori “di fino” a protrarsi per mesi.
Tante scelte iniziali si sono dimostrate azzeccate, nonostante su alcune delle
quali non avrei scommesso (come ad esempio le torri pivotanti). Altre scelte invece
si sono rivelate ridicolmente sbagliate, sulle quali – onestamente – ho sempre
dubitato (come ad esempio il fatto che le torri vengano issate ed abbassate “a mano”,
sprecando 3/4 persone per ore).
Mi aspettano settimane di lavoro intenso (più di 10 ore al
giorno) in cui metteremo insieme gli ultimi elementi della centrale. Non sono
ancora riuscito a farmi un’idea precisa di quando potremo “girare la chiave” e
far partire la turbina, spero che succeda entro 3/4 mesi, anche se è difficile
quantificare la durata del resto dei lavori. Per ora facciamo del nostro meglio
per non mancare le deadline (o per recuperare il ritardo..) e produrre buoni
risultati!
Category Australia, best practices
La mia lunga estate. Parte 2.
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Come succede sempre, anche questa volta il tempo è volato.
Ricordo come se fosse ieri la prima parte di questo post, dove parlavo del
viaggio in Islanda, dei pochi giorni prima della partenza per l’Australia e
delle attese e aspettative connesse alla nuova esperienza. E tutto è successo
così in fretta che a stento sono riuscito a raccontarlo nei pochi articoli
pubblicati qui.
Più volte mi sono reso conto di essere capitato in
un’azienda eccezionale, dove ho avuto la fortuna di svolgere un’internship che
non avrei potuto immaginare migliore. VastSolar è una piccola azienda nel campo
dell’energia solare a concentrazione che sta spingendo per sviluppare e
commercializzare una tecnologia fortemente caratterizzata da elementi unici,
come il design della maggior parte dei componenti e del ciclo di trasmissione
del calore. E questo contesto così particolare fa sì che tutti facciano tutto,
dal lavoro meramente “meccanico” di assemblaggio/riparazione di componenti, a
disegni tecnici, analisi e simulazioni, modelli, diagrammi di processo, sistemi
di controllo.. Negli ultimi mesi ho lavorato su così tanti progetti diversi che
quasi non li ricordo neppure tutti, ho visto realizzate idee completamente mie
(dall’idea al progetto esecutivo) e più volte ho “toccato con mano” il prodotto
finale. Mi sono confrontato con tanti ragazzi come me e con ingegneri esperti e
competenti con anni di esperienza alle spalle in grandi aziende. Ho visto più
volte il “capo” in azione al momento di grandi ordini di materiale o di
importanti decisioni, ed ho visto la tensione e l’adrenalina nel momento in cui
venivano decisi importanti finanziamenti per la nostra azienda. Ho vissuto in
un’azienda che è partita dal nulla un paio di anni fa, ha costruito un modello
di centrale basato sulle brillanti intuizioni del CTO e ha realizzato un
prototipo nel giro di pochi mesi. La nostra tecnologia e la forte competitività
ci ha consentito di ottenere fondi per proseguire verso la fase
pre-commerciale, che stiamo ora sviluppando. La costante spinta
all’innovazione, al contenimento dei costi e all’ottimizzazione del design
hanno caratterizzato costantemente il lavoro negli ultimi mesi, mente non è mai
mancata l’applicazione concreta “nel campo” delle idee più diverse, tra cui
l’assemblaggio di un’intera fabbrica per la produzione di polistirolo.. così al
tavolo si parlava talvolta di analisi fluidodinamiche, modelli, equazioni e
simulazioni, e talvolta di gru, container, catene e di come spostare ed
assemblare i componenti della nostra fabbrica.
Difficile riassumere tutto ciò che ho imparato negli ultimi
9 mesi in VastSolar. Tanto dal punto di vista “tecnico”, come era immaginabile,
ma altrettanto in altri campi anche grazie ai tanti momenti di confronti con il
capo sulle tecniche di acquisto, sulle soluzioni per semplificare la
realizzazione dei componenti, sui possibili problemi ancora irrisolti per i
quali il confronto è ancora in corso. E il bello di questa azienda è che l’idea
si discute, si disegna, si studia e poi si realizza. E si guarda il prodotto
finito, lo si testa, se ne valuta l’aspetto pratico, se è facile da ricreare,
da maneggiare, da assemblare. Un approccio davvero completo.
VastSolar ha indubbiamente lasciato il segno, anche grazie
ai legami di amicizia che ci hanno sempre fatto vivere e lavorare insieme con
entusiasmo e spirito collaborativo. Indubbiamente un’internship eccezionale, ed
un’esperienza forse insostituibile.
I weekend sono trascorsi tranquilli, spesso a Forbes tra qualche gita fuori porta, un po’ di sci nautico, squash e qualche altra attività
organizzata nella piccola città. A poco a poco siamo entrati in contatto con la
comunità locale, abbiamo conosciuto qualche ragazzo (e qualche ragazza!) del
posto e abbiamo imparato ad apprezzare la vita tranquilla e rilassata in stile
country.. e finalmente ho guidato un trattore (la famiglia di Claudia mi ha
messo al lavoro.. sul serio!).
Concludo la seconda parte della mia lunga estate tornando a Sydney,
dove l’inverno ormai si avvicina. Le giornate sono un po’ più corte e più
fresce di quando sono arrivato, ma il clima gioioso della città non finisce mai
di stupirmi.
Trascorro un tranquillo weekend con Claudia e lunedì mattina
decollo sull’oceano, verso un cielo sereno e soleggiato come quello di
Settembre, quando atterravo alle prime luci del giorno.
Flying
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Qualche giorno di (meritata) vacanza dopo settimane di duro lavoro.. ormai i lavori per la nostra prossima "centrale" stanno per iniziare, parliamo ormai di rilievi GPS e posizionamento dei primi supporti.. diversi componenti sono già in viaggio verso l'Australia, tra poco costruiremo la fabbrica dove assembleremo gli "specchi" e diversi altri componenti sono in lavorazione in Cina.. Continuano i disegni CAD, le simulazioni, i dimensionamenti di tubi e valvole.. e tra l'altro qualche giorno fa ho presentato il mio primo "disegno ufficiale" di un supporto ideato e progettato da me, che sta per essere costruito da un'azienda del posto.. nulla di speciale, anche se quando si tratta di costruire qualcosa "per davvero" tutto diventa più complesso e si procede con i piedi di piombo.. ora spero solo che il mio supporto svolga la funzione per cui l'ho progettato e si comporti esattamente come previsto dalle mie simulazioni ed elementi finiti...
Ma ora sono in vacanza, finalmente! Una decina di giorni dal venerdì prima di Pasqua alla domenica successiva. E quale occasione migliore per spostarmi a Manilla con un collega ed immergermi nel mondo del volo libero! Il mio amico è un pilota e vola autonomamente, io nel frattempo guardo, ammiro, sogno e un po' mi dispero perché non posso ancora fare il corso e diventare pilota.. essendo cittadino Italiano infatti se facessi il corso qui in Italia non sarebbe riconosciuto (sempre cara mi fu questa amata burocrazia), così ho deciso di aspettare fino al rientro..
Non ho perso l'occasione però per fare un volo in tandem oggi, e come previsto è stato proprio magnifico.. dal decollo, che avviene quasi in modo inaspettato (la vela semplicemente ti solleva dal suolo), al volo lungo la cresta, col vento che spinge in alto e fa guadagnare quota in pochi secondi.. e poi lo stupore di trovarsi dentro ad una corrente termica, guadagnando metri ogni secondo accompagnati dal "bip bip" del variometro che segnala l'ascensione.. La vela risponde lentamente ai comandi, lo "scarroccio" è notevole anche se comunque si controlla abbastanza bene.. Voliamo per quasi un'ora e poi dolcemente scendiamo al suolo ed atterriamo in un attimo nello stesso posto in cui siamo partiti.
Il volo in tandem non poteva che confermare (e rinforzare) la mia voglia di volare in autonomia, ormai è il mio goal per la prossima estate e sicuramente un'attività che porterò avanti per un po' (almeno spero).. ma in questi giorni ho riscoperto anche il fascino del deltaplano, che per qualche ignota ragione ho sempre un po' "snobbato".. nonostante l'attrezzatura sia pesante, ingombrante, trasportabile solo in auto e costosa, devo dire che.. quando ho visto decollare e volare alcuni piloti in deltaplano ho avuto i brividi, in un misto di paura (attaccati ad una vela rigida?) ed euforia.. e vederli ondeggiare nel cielo e sfrecciare rapidi da un punto all'altro mi ha semplicemente fatto innamorare di questa disciplina, che per ora rimane solo un progetto a lunga scadenza, ma che un giorno sicuramente concretizzerò (il motivo principale è che il parapendio è trasportabile a piedi ed in bicicletta, e per i prossimi anni voglio avere questa libertà di spostamento).
Ancora qualche giorno in questa oasi di piloti, dove in ogni momento si parla di meteo, lift, vele, distanze.. domenica rientrerò nella "magica" Forbes, dove mi aspetta tanto lavoro, qualche canguro e molto altro.
Category Australia, sport, sport estremi, storylife
Great Ocean Road
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Sono appena rientrato da cinque giorni sulla Great Ocean Road, lungo la costa tra Melbourne ed Adelaide, nel sud dell'Australia! Partenza lunedì mattina, e subito tappa a caccia di cascate e foreste.. e poi continuiamo lungo il famoso itinerario fermandoci nei piccoli paesi (un po' affollati!) e specialmente nelle immancabili attrazioni che rendono questa strada affascinante e forse imperdibile..
Non è mancata una visita a Mt. Gambier, di cui ammiriamo il lago di un blu intenso (ed unico) e i numerosi crateri dovuti alla forte attività vulcanica di questa zona, ed infine la fantastica grotta di Tantanoola, che affascina per l'infinito numero di stalattiti e stalagmiti..
In un paio di giorni siamo arrivati così ad Adelaide, una città con un centro "storico" simile a quello di Melbourne e racchiuso tra poche vie.. Interessante il mercato coperto nel cuore della città e un paio di musei che visitiamo rapidamente in una mattinata, prima di dirigerci verso la Barossa Valley famosa per i suoi vigneti da cui si producono vini esportati in tutto il mondo..
Torniamo poi verso Melbourne stando nell'entroterra e facendo tappa al "Grampians National Park", un immensa distesa di verde dove si snodano innumerevoli sentieri tra cascate e foreste (un po' come in Tasmania!)
La Great Ocean Road è un itinerario affascinante in cui tra l'altro non mancano le occasioni per provare il surf (l'ho visto fare così spesso che ormai è nella mia to-do list!) nonché per ammirare paesaggi unici e fantastici.. l'ideale è campeggiare nelle tante aree disponibili (anche se i miei fellows preferivano muri solidi, così abbiamo sempre optato per una stanza..!).
Tasmania
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Avendo qualche giorno libero tra capodanno e il viaggio sulla "Great Ocean Road" ho deciso - quasi fulmineamente - di partire per la Tasmania! Dopo aver constato che un "tour organizzato" non mi avrebbe permesso di sfruttare al meglio il poco tempo a mia disposizione (nonostante creda che si tratti di una soluzione abbastanza conveniente e comoda per chi viaggia da solo), prenoto voli e auto camminando per le strade di Melbourne grazie alle fantastiche app con cui ormai si può fare tutto, o quasi.. Volo ad Hobart la mattina del 2 Gennaio, atterro con 80 km/h di vento che fanno muovere l'aereo in tutte le direzioni possibili finché finalmente non tocca terra, e mi sposto immediatamente ad Hobart. La cittadina a sud della Tasmania ha un suo fascino, ma il tempo stringe così ritiro l'auto e parto subito verso nord.
Lungo la strada mi fermo in tutte le attrazioni principali, che per la maggior parte sono parchi nazionali ricchi di sentieri e percorsi esplorativi.. mi concedo così dei "brevi" trekking (dai 10 ai 20 km al giorno) cercando di cogliere il più possibile nel poco tempo a disposizione.. Non mancano tracciati nelle foreste, cascate, sentieri in quota, e anche qualche vetta, come il "Summit" delle Cradle Mountain, che decido di raggiungere in un paio d'ore dopo aver sentito la guida del parco consigliarmi una passeggiata in riva al lago...
Tasmania è sinonimo di tanta natura, vegetazione, animali, spiagge e tanto tanto verde.. ho guidato la mia piccola utilitaria (che è stata non solo il mio mezzo di trasporto ma anche la mia vera e propria casa in questo rapido tour) su strade a volte dritte fino all'orizzonte e a volte ricche di saliscendi e curve nelle foresta, tra i campi e lungo la costa..
La costa est della Tasmania è caratterizzata da spiagge e baie uniche per la sabbia bianca e l'acqua cristallina, un mare così bello che non ho potuto non tuffarmici (nonostante il vento e le temperature non proprio invitanti..!).
Dopo tre giorni di completa esplorazione dell'isola (più di 1200 km!) torno ad Hobart e non sapendo come spendere l'ultimo pomeriggio cammino fino al MONA, il museo di arte "nuova ed antica", a "soli" 13 km dal centro città..!! Purtroppo però la camminata non è stata esattamente ricompensata da un museo eccezionale come mi aspettavo (anche dalle recensioni, se non solo dal prezzo di ammissione..), se non per poche opere particolarmente interessanti (chiaramente questo rimane solo il parere di un "non-esperto" assolutamente estraneo a questo campo come me..).
Un tour un po' "rush" che però mi dato l'occasione di camminare molto, di esplorare e di vedere luoghi in cui prevale la natura selvaggia e sconfinata, nonché spiagge mozzafiato e posti incantevoli.. di certo la Tasmania è molto più di ciò che ho potuto vedere in queste poche ore, anche se comunque non posso che dirmi soddisfatto!!
Tutte le foto dell'Australia sono qui!
Tutte le foto dell'Australia sono qui!
Melbourne
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Finalmente torno a raccontare un po’ la vita in Australia.. Novembre e Dicembre sono trascorsi come al solito al caldo e prevalentemente in mezzo agli specchi, anche se non è mancato un po’ di lavoro di “design” in ufficio. Mi sono occupato in parte della “storage tank”, ovvero la cisterna che dovrà contenere sodio liquido (150 mila metri cubi..) e in parte del sistema informatico dell’azienda, in particolare sto “costruendo” qualche interfaccia grafica e un database per archiviare informazioni e renderle facilmente fruibili. Le giornate sono tranquille e spesso la sera ci ritroviamo a giocare a calcio nei prati immensi del “Polo club” o semplicemente a Monopoli o qualche altro strano gioco da tavola.. siamo circa una decina di giovani (tra i 21 ed i 27 anni) e troviamo facilmente qualche occasione per divertirci insieme anche dopo il lavoro, e questo rende la vita qui un po’ più entusiasmante..!
Il 20 Dicembre lasciamo Jemalong (io, Patrick e Sienna) e partiamo verso Melbourne, dove arriviamo in serata.. l’idea è di trascorrere qui Natale e Capodanno e poi muoverci nelle prime due settimane di Gennaio. Melbourne è una cittadina indubbiamente carina, ma purtroppo neanche lontanamente affascinante tanto quanto Sydney.. però certamente merita una breve visita! È molto animata in questo periodo natalizio e non mancano gli “addobbi”, anche se senza neve e con un clima non troppo fresco (ma neppure caldo..) sembra tutto un po’.. strano!!
Forse non ci sono particolari attrazioni in questa città, ma di certo l’architettura e il design hanno un ruolo abbastanza centrale.. non mancano infatti palazzi futuristici e talvolta un po' bizzarri!
A Natale sono ospite da Sienna (che ha parenti vicino a Melbourne) e ho modo di provare una "Christmas dinner" alquanto originale, almeno per i miei standard: nonostante il termine "dinner" di fatto è stato un pranzo piuttosto leggero e non troppo "cerimonioso", più che altro un buffet di qualche verdura, pane e salumi, decisamente leggero e rapido! A caval donato non si guarda in bocca (ci mancherebbe!), ma devo dire che sono rimasto sorpreso da una celebrazione natalizia così "light"! Il pomeriggio ho giocato a tennis ammirando il perfetto stile "British" dei parenti di Sienna e infine ci siamo rilassati in piscina (altro che bianco Natale..!!)
Nei giorni successivi ho avuto modo di visitare Phillip Island, un'isola a est di Melbourne famosa per la "parata" di piccoli pinguini che ogni giorno lasciano l'isola, vanno a caccia e rientrano la sera appena dopo il tramonto.. centinaia di persone si aspettano questi piccolissimi animali (30 cm forse, di certo non i pinguini che tutti immaginiamo) per vederli sbucare dall'acqua per tornare nelle tane e sfamare i piccoli.. Ahimè non ho immagini dei pinguini perché mi hanno impacchettato la macchina foto appena entrato, poiché - dicono - l'uso del flash fa male agli occhi degli animali (ragionevole) e così hanno deciso di bandire le foto in toto (meno ragionevole), anche se l'unica macchina foto "impacchettata" era la mia..
Tra le altre cose a Phillip Island ho visto la tosatura di una pecora, super rapida e davvero curiosa!
A Capodanno siamo stati in Federation Square attendendo con ansia i botti, che hanno decisamente deluso ogni nostra aspettativa.. bella l'atmosfera, la musica, la tanta gente, la compagnia, la location.. ma lo spettacolo pirotecnico di mezzanotte è stato proprio un po' scarso!! Di certo in futuro non esiterei a prendere un aereo per Sydney ed avere come sfondo il ponte sul porto e l'Opera House..!!
Certamente Melbourne è una città interessante, molto viva e piuttosto racchiusa in un centro "storico" abbastanza piccolo da essere esplorato in pochi giorni.. il clima non è stato esattamente "estivo", anche se ovviamente il sole non è mancato, rendendo le strade ancora più colorate e vivaci.
Registration
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Con un po’ di ritardo rispetto alle mie intenzioni, finalmente scrivo qualcosa della mia vita in Australia. Il lavoro nell’azienda “solare” procede bene ed invade più o meno completamente ogni mia giornata. A fine Ottobre abbiamo ricevuto una visita importante da parte di membri di varie commissioni che decideranno se finanziare il nostro progetto con qualche numero a 6 zeri, per cui nei giorni precedenti abbiamo speso considerevoli energie per accertarci che tutto funzionasse alla perfezione. Abbiamo sistemato ogni singolo problema ed ho avuto modo di cimentarmi tanto nell’assemblaggio degli “heliostats” (motori, ingranaggi e alberi) quanto nella sostituzione di PCB (schede elettroniche di controllo dei motori), batterie, cavi e quant’altro.. tanto tanto lavoro (anche di sabato), ma il giorno fatale tutto è andato per il meglio e il campo di specchi era davvero bello e funzionante, così bello che mi sono arrampicato sulla torre solo per vederlo dall’alto e fare qualche foto (top secret, sorry!).
Per fortuna da un paio di settimane i ritmi si sono un po’ allentati e, sebbene continuiamo a prenderci cura di ogni problema nel campo, riusciamo a trascorrere qualche ora anche in ufficio ad ultimare il progetto del prossimo impianto (che inizieremo a breve). Incredibile quante cose vadano seguite e curate nei minimi dettagli, non solo – ovviamente – la progettazione dei componenti, ma anche per esempio le tecniche di imballaggio e la sistemazione nei container di spedizione per ottimizzare tempi e costi. Ogni problema si discute e si affronta insieme, il brain storming non manca mai e ogni idea è seriamente considerata ed analizzata.. il bello di una startup è anche questo clima così propositivo, in cui ognuno può contribuire come meglio riesce. Il lavoro nel campo è sempre interessante anche se non sempre efficiente a causa di alcune scelte in fase di progettazione che rendono le operazioni talvolta lente e poco produttive (ah quanti specchi sto muovendo manualmente, ruotando a mano le ghiere dentate..) e l’assenza di una procedura “sistematica” talvolta rende il lavoro ridondante e superfluo.. insomma, c’è tanto da fare! Essendo un po’ stufo di risolvere più volte lo stesso problema ho scritto qualche riga di software e così ora abbiamo un semplice portale web di gestione del campo di specchi, dove possiamo tener traccia di ogni problematica e delle varie modifiche apportate.. finalmente!
La vita extra-lavorativa è molto limitata, però c’è ancora.. per il momento! In realtà le attività qui nei dintorni non abbondano, quindi partecipiamo più o meno a tutto ciò che viene organizzato nel raggio di 50 km. Ad esempio qualche settimana fa siamo perfino andati ad una “festa” per famiglie organizzata all’interno di una scuola elementare vicino alla nostra fattoria, dove tra l’altro ho scoperto diversi giochi semplici e perfetti per simili occasioni.
Un paio di volte siamo stati a Parkes, un paese poco più grande di Forbes (che è il paese più vicino a noi), dove tra l’altro si trova un grande “dish” usato come radio telescopio. Si dice che le immagini del primo atterraggio lunare siano arrivate proprio a questo disco e da qui siano state ritrasmesse in tutto il mondo..!
Lo scorso weekend abbiamo deciso di andare a Wellington, un paesino ad un paio di ore di strada da noi famoso per alcune grotte particolarmente grandi ed affascinanti. Io, Patrick e le tre ragazze inglesi che lavorano nella nostra stessa fattoria ci mettiamo in marcia appena dopo colazione e verso le 12 stiamo per raggiungere la nostra meta quando un auto della polizia ci invita a fermarci al lato della strada. L’agente si avvicina e dice che il nostro mezzo (il pick-up dell’azienda) non è registrato (e neppure assicurato..), così ci regala 607$ di multa che potrebbero perfino aumentare considerando che una parte della targa posteriore è rotta (ulteriore infrazione..). La notizia un po’ ci scuote (soprattutto l’importo) e in particolare non ci è chiaro se possiamo continuare a guidare il pick-up o no, così facciamo qualche telefonata per capire come muoverci.
Poco dopo decidiamo di proseguire fino a Wellington (a pochi km) e mangiare qualcosa in attesa che il boss ci richiami con nuove istruzioni, finchè non ci viene detto “ufficialmente” di lasciare il mezzo lì e farci venire a prendere da un nostro collega, il quale riporterà a casa un paio di persone tra cui Patrick, che a sua volta tornerà a prendere gli altri (siamo in troppi per un viaggio solo..). Insomma, ci aspettano diverse ore di attesa a Wellington! Per fortuna mentre aspettiamo il nostro amico riusciamo a visitare le grotte (guidando per un po’ il mezzo non registrato), che si rivelano davvero interessanti.
Yiyang (il collega) arriva per le 17 e subito riparte con Patrick e Kat, mentre io e le altre due ragazze passeggiamo tranquillamente per Wellington con la prospettiva di 5 ore di attesa.. la sera mangiamo qualcosa in un pub in città e per le 23 Patrick e Kat sono di ritorno, così finalmente saliamo in macchina e ci dirigiamo verso Forbes. Ovviamente non poteva mancare un'ulteriore auto della polizia che ci fa nuovamente accostare mentre l’agente esegue un rapido controllo su Patrick, che per fortuna non ha bevuto nemmeno un sorso di birra prima di partire.. arriviamo a casa a notte fonda, stanchi ma abbastanza contenti (almeno finchè non pensiamo alla multa).
Alla fine probabilmente la multa la pagheremo noi anche se ci aspettavamo che il boss si rendesse conto che non spetta a noi registrare il veicolo, e ci sono persone in azienda che hanno proprio questo compito (perfino in un team piccolo come il nostro!). Anyway ormai è fatta, e in fin dei conti non è successo niente di grave..
Ci aspetta ora un altro mese di lavoro in attesa che inizi il cantiere del prossimo progetto: tra poco inizieremo a preparare il campo ed a produrre specchi, poi arriveranno gli “heliostats” dalla Cina (dove vengono assemblati) e nel giro di pochi mesi la centrale sarà completa. Nel frattempo le vacanze natalizie si avvicinano e ovviamente ci stiamo già organizzando..!
Canberra
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Finalmente riesco ad aggiornare il blog.. E torno indietro di un paio di settimane, quando siamo andati a Canberra, la capitale dell'Australia. Qualche ora di auto in mezzo ai campi e finalmente entriamo nell'enorme distesa di case e palazzi, con strade ampie, spazi immensi e ovviamente tanti centri commerciali. Un po' come Washington, la città non si è lentamente sviluppata nel tempo (in effetti la storia dell'Australia è troppo breve) ma è stata pensata e costruita in pochi decenni, per cui si fatica a percepirne il "centro" e tutto sembra parte di un unico grande monumento.
Appena arrivati ci incamminiamo verso il palazzo del parlam, collocato all'interno di una "collina" e ben visibile da ogni parte della città. L'edificio è decisamente moderno, e per quanto architettonicamente interessante (dall'esterno) non contiene certamente nulla di particolare, per cui ci accontentiamo di una rapidissima visita.
Torniamo poi verso il centro città, passando accanto al "vecchio" palazzo del governo (che in effetti ha solo pochi decenni in più del "nuovo") e alla zone delle ambasciate, dove tra l'altro non manca una rappresentanza (piuttosto ridicola e sminuente) degli Aborigini.
Torniamo infine all'ostello (dopo un'altra lunga camminata) e ceniamo in una zona pedonale (potrebbe essere il "centro"), per poi trascorrere una bella ed animata (...) serata in un Irish Pub con buona musica e tanta compagnia.
Il giorno dopo visitiamo un paio di musei, tra cui quello all'interno del "War memorial" che contiene diversi mezzi delle guerre del secolo scorso (e non solo).
Cogliamo l'occasione anche per una visita al museo nazionale australiano, che si propone di raccogliere documenti ed oggetti inerenti la storia di questo Paese e che purtroppo spesso si rivela una collezione di manufatti di altre nazioni importati ed usati nella recente storia australiana.
L'unica sezione particolarmente interessante è quella riguardante gli aborigini, non tanto per il materiale esposto ma piuttosto per la storia di questa popolazione così particolare ed autentica.
Prima di rientrare cerchiamo un po' di svago e in particolare puntiamo sui Go-Kart, ma dopo aver visto la pista (piccola e poco soddisfacente) cambiamo idea e puntiamo al pain ball, che si rivela un'attività eccitante e super adrenalica.
Ceniamo in città (in un ristorante italo-indiano) e rientriamo a Forbes la sera tardi, stanchi ma più che soddisfatti!
Explosive!
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Il secondo giorno di
internship dopo una breve tappa in ufficio ci spostiamo nel "field".
Il primo task è la rimozione di una parte di conduttura in cui andremo ad
installare un flussometro. Niente di spettacolare, se non fosse che i tubi sono
pieni di sodio (solidificato) che chiaramente va rimosso. Di nuovo, niente di
spettacolare. Se non fosse che il sodio reagisce violentemente con l'aria e
soprattutto con l'acqua, e che ovviamente si usa proprio l'acqua per svuotare i
tubi. A debita distanza "innaffiamo" il tubo dove inizialmente si
sviluppa una fiamma che poi si trasforma in una serie di violente esplosioni
(molto, molto potenti!). Ci mettiamo cuffie e maschera anti-gas (sì, proprio
quella dei film) e continuiamo finché il tubo non è completamente pulito. Tra
l'altro qualche ciuffo d'erba prende fuoco, per cui finalmente ho anche modo di
usare un estintore (di solito li vedo solo appesi e ben pitturati alle pareti).
Il sodio di per sé non è tossico, ma il mio amico che non aveva la maschera
anti gas ha starnutito per due giorni dopo averne inalato i vapori..! Vorrei
postare qualche foto del momento ma purtroppo non posso "divulgare
immagini"!
Altro lavoro di
ufficio nei giorni successivi, principalmente project management, e sempre
tanta esperienza sul campo. Giovedì è arrivato il "drilling jig" (in
sostanza un blocco di metallo lavorato per uno scopo preciso) che mi è stato
chiesto di disegnare lunedì (un'ora dopo essere arrivato in ufficio!) ed ho
provato l'ebbrezza di disegnare un oggetto e ritrovarmelo tra le mani pochi
giorni dopo.. fantastico. Ho iniziato
subito ad usarlo per forare i supporti degli specchi, constatando ancora una
volta che il modo migliore per "imparare" è proprio il
"fare": ho capito subito pregi e difetti del mio disegno
semplicemente "provando" l'oggetto che avevo tra le mani..
Nel campo di lavoro
non si impara soltanto come è fatto un "drive mechanism", come sono
bloccati tra loro gli "ingranaggi" della trasmissione e come si
riparano, come sono posizionati gli specchi e perché. Sul campo ci si sporca
le mani, si svitano viti e si muovo specchi, si fanno prove e tentativi, ci si
confronta e si parla per tanto tempo per risolvere nuovi problemi o proporre
soluzioni diverse. Anche il "capo" è in mezzo all'erba, magari si
sporca meno le mani ma non esita a fare prove, osservazioni, domande, e
soprattutto calcoli e verifiche. Ogni idea è ben accetta, si parla tanto e ci
si concentra anche sul problema più piccolo (il contatto tra due metalli
diversi, il costo/tempo di produzione di un foro, il costo di una molla..).
Ovviamente ci sono anche mansioni meno "importanti" - oggi ad esempio
ho tagliato l'erba per un po' - che in ogni caso sono necessarie e devono
essere eseguite (e in fin dei conti tagliare l'erba non è proprio irrilevante,
considerando che se l'erba è alta non si vedono i serpenti..!). La cosa
sorprendente, comunque, è che c'è qualcosa da imparare anche nel semplice
tagliare l'erba: nel tentativo di far partire una macchina collegata al gancio
di traino del pick-up, infatti, l'abbiamo dovuta aprire per muovere la cinghia
di trasmissione e verificare che tutto funzionasse correttamente, e ancora una
volta ho avuto modo di vedere motori, cinghie, leve, meccanismi di
trasmissione..
In questi giorni ho
avuto modo anche di vedere la "fabbrica" dove hanno prodotto gli
heliostats, in pratica un capannone con qualche macchina e un po' di sistemi di immagazzinamento . Ed è sorprendente quanto semplici e "potenti" mi sono
sembrate le due macchine che usano per definire la geometria delle strutture,
al punto che sarei quasi in grado di ricostruirle e riprogrammarle da solo..
Eppure queste con due sole macchine possono produrre centinaia di pezzi pronti
per essere posizionati sul campo.. Incredibile.
Infine anche il
tempo in ufficio è sempre proficuo ed utile, principalmente perché essendo
tutti seduti attorno allo stesso tavolo c'è sempre qualche confronto in corso
in cui si può facilmente intervenire. Anche le telefonate con fornitori e
clienti sono fonte preziosa di informazioni e strategie, e proprio il
"boss" oggi ci ha raccontato qualche tecnica di vendita/acquisto
(tipicamente usate nel mercato automobilistico, specialmente nel caso di auto
usate che sono beni "unici" e di cui è difficile stimare il reale
valore).
Super soddisfatto,
super preso e anche un po' stanco. In fin dei conti usciamo di casa qualche
minuto dopo le 8 e lavoriamo quasi sempre fino alle 17.30-18, con una pausa
pranzo altalenante (a volte anche tardi) e molto breve, giusto il tempo di un
paio di sandwich. Ceniamo alle 18 (troviamo il cibo pronto in cucina) e
rientriamo per le 19.. I ritmi sono piuttosto intensi!
Il dado è stato tratto! La mia internship è iniziata così..
.
Domenica ho lasciato
Sydney insieme ad un ragazzo che lavora qui alla centrale, dopo 5 ore di guida
siamo arrivati a Forbes. La casa è a 30 km dal paese, in sostanza è una cascina
con 6 stanze, una sala comune e una cucina. Non è tenuta particolarmente bene
ma c'è molto spazio, la mia camera è grande e soprattutto.. ho un tavolo enorme!! 1 punto per l'Australia. Purtroppo però la cucina è un po' caotica perchè i
luoghi comuni come al solito sono in disordine; cercherò di ritagliarmi uno
spazio pulito e ordinato solo per me!
Ieri ho iniziato il
lavoro in base: l'ufficio consiste in un'unica stanza dove c'è un grande tavolo
e ognuno lavora al suo pc; ho firmato un paio di carte ed ho iniziato subito a
disegnare un piccolo componente per il sistema di rotazione degli specchi.. Poi
siamo andati a visitare l'impianto pilota che consiste in un centinaio di
specchi ed una torre, il tutto funzionante anche se al momento non produce
energia (il vapore viene rilasciato in aria). L'idea di fondo qui
è produrre in modo rapido e super economico, tutto è indirizzato alla ricerca
delle soluzioni più vantaggiose. Tutto è costruito o assemblato "in
casa", quindi ho visto anche le macchine con cui fanno gli
"specchi" e probabilmente presto le utilizzerò. Ho visto più cose
oggi che in 4 anni di università, diciamo che questa è vera scuola. Nel pomeriggio ho
cercato una pasta conduttiva (non per calore ma per corrente) e ho contattato
qualche fornitore per procedere all'acquisto. C'è molta autonomia ed essendo
un'azienda molto piccola (siamo 6-7 in tutto operativi al tavolo, più qualche
boss) le attività spaziano molto.
Gli altri ragazzi
sono in gamba, 1 australiano, 1 inglese ed 1 cinese. In ufficio c'è un altro
australiano che è il responsabile del posto in cui lavoriamo. Tutto il cibo è
passato dall'azienda, a pranzo però prepariamo noi ciò che vogliamo mentre a
cene ci viene cucinato qualcosa. Lavoro ben più delle 7.5 ore pensate, oggi ho
iniziato alle 8.30 e siamo andati via
quasi alle 18.00, con breve pausa pranzo. Qui è buio già alle 19, però l'estate
deve ancora iniziare e tra poco cambiamo anche l'ora (1 in avanti), quindi
magari riuscirò a fare qualcosa in serata (tipo un po' di corsa o altro).
Ovviamente qui ci
sono serpenti e ragni, entrambi velenosi.. Quindi un po' del training è stato
dedicato anche a quello, anche se spero vivamente di non provare
quest'esperienza. Diciamo che entrambi sono mortali nel giro di poche ore, per
cui bisogna stare calmi e farsi portare subito in ospedale..
Nei prossimi giorni
probabilmente lavoreremo con alcune nuove schede di controllo degli specchi che
operano wifi, e nel giro di qualche settimana inizieremo - credo - la
produzione degli specchi per l'impianto di 6 MW (termici): si parla di circa
3000 specchi da costruire (il telaio), assemblare e posizionare. Arriveranno
anche le torri e forse entro 6 mesi gran parte del lavoro sarà fatto.. così
spero!
Tra l'altro oggi ho
guidato per la prima volta "sulla destra".. che caos! Per fortuna le
strade sono vuote così non ho centrato nessuno ogni volta che ho sbagliato
corsia dopo un incrocio! E probabilmente quando rientrerò in Europa dirò il
contrario..
La mia lunga estate. Parte 1.
.
Tra un impegno e l’altro ho faticato a scrivere sul blog negli ultimi mesi, a parte qualche post sporadico come il video sul mitico Tom che non potete perdervi (è qui sotto) e un paio di altri articoli “rebloggati”, quindi penso sia giunta l’ora di raccontare i recenti avvenimenti e spiegare così anche il titolo di questo post.
Il secondo semestre all’ETH è stato super busy, più o meno come il primo. Ho seguito qualche corso in meno ma ho aggiunto al piano di studi un “progetto semestrale”, che ha invaso ogni frazione del mio tempo, in università e a casa (e anche sul treno), ma che al tempo stesso mi ha dato qualche soddisfazione (beh, essendo parte di progetto dell’IBM..).
A giugno ho dato qualche esame e ho svolto un breve lavoro per un’azienda di consulenza (Svizzera), poi ho dato una mano al campo di competenza di canoa ed esplorazione fluviale (Quinzano) e al campo di pioneristica (Piazzole), dove ho ritrovato i colori, le emozioni e la grande gioia che le esperienze scout sanno far vivere così intensamente. Nel frattempo ho lavorato per un po’ di ore anche nella casa di Brescia, principalmente scrostando e pitturando muri, e fino a fine Luglio non ho avuto molto tempo libero.
L’ultima settimana di Luglio ho finalmente trascorso qualche giorno in montagna con Carolina e ho “sgranchito” un po’ le gambe (primo giorno: Temù – Cané – Val Grande – Vezza). Franci, Monica e Mazza ci hanno raggiunto presto ed insieme abbiamo camminato un po’ tra le montagne “a me sì tanto care”. Domenica 28 Luglio io e Carolina abbiamo fatto tappa all’arena di Verona per assistere ad un’ottima “Aida” rappresentata con coreografie originali e molto curate.
Pochi giorni (anzi.. poche ore) di pausa e subito siamo ripartiti per Salina, che abbiamo raggiunto dopo un giorno di autostrada ed una notte di traghetto (ah che scelta l’auto..). Calda ed accogliente, rustica e vivace, soleggiata e sempre bella, Salina mi piace in particolare se vissuta in compagnia (e quest’anno eravamo una decina, tra amici e amici di amici..). Immancabili le granite di Alfredo, la panna di Alfredo e il “pane cunzato” di Alfredo. Immancabile Alfredo, insomma. Oltre a tanto sole (cocente), tante ore di mare, qualche sessione di pesca in apnea (quanto mi è piaciuta!) e un po’ di allenamento serale di corsa, non è mancata neppure un’uscita con il gommone noleggiato ed una visita a Lipari (meravigliosa). Il giorno di gommone in realtà non è stato particolarmente tranquillo.. diciamo che si sono sommati un po’ di “inconvenienti”: all’andata un paio di persone sono state piuttosto male, poco dopo abbiamo dovuto abbandonare l’ancora incagliata troppo a fondo per essere ripresa in apnea, poi abbiamo finito la benzina a qualche km dalla base, ci siamo fatti trainare ad un porto, abbiamo chiesto un passaggio in vespa con la tanica della benzina tra le gambe, ci siamo impanicati nel constatare che il motore non si riaccendeva neppure con la tanica piena ed infine siamo stati miracolosamente aiutati da un meccanico del posto (che rientrava in porto proprio in quel momento) che ci ha liberato la pompa di alimentazione dall’aria che la bloccava. Insomma, alla fine la “rilassante giornata di gommone” ci ha distrutto, nonostante qualche bagno a Filicudi ed una pausa al porto (per fare rifornimento, che poi si è rivelato misteriosamente insufficiente). Lunedì 12 Agosto ho preso l’aliscafo per Palermo, ho fatto un giretto rapido per la città (affollata e un po’ caotica) ed infine ho preso il volo Rayanair che mi ha riportato a Bergamo.
Qualche giorno di “pausa” (in realtà di studio e di lavoro in casa) e poi un lungo viaggio in auto fino a Zurigo, per sostenere un ultimo esame (e forse davvero l’ultimo di tutto il corso di studi, quindi.. proprio l’ultimo..) e per riportare a casa tutti i miei averi. Inutile dire che Zurigo mi colpisce ancora e perfino in piena estate si rivela un posto fantastico in cui trascorrere le giornate di sole grazie ai parchi, al fiume, al lago (dove tutti fanno il bagno) e alle vie animate di centinaia di persone.
Sabato sono già di rientro e lungo la strada la sera mi fermo ad Iseo e salgo in auto con Franci, Giovanni e Monica ed insieme andiamo alla “Mostra Mercato” di Bienno, un evento meraviglioso che porta migliaia di persone nel piccolo (e splendido) borgo della Val Camonica. Domenica sistemo rapidamente il materiale e preparo le borse perchè martedì 20 mi imbarco su un altro areo diretto a.. Reykjavik!! Un mese di Islanda mi aspetta in sella alla mia grande bici, dapprima in solitaria (per 2 settimane) e poi con l’amico cinese Penghao, che pedala con me nella seconda parte del viaggio a Settembre e tra vento, pioggia e freddo le sfide non sono mancate!! (Tutto il viaggio è raccontato in “Outdoor” – oppure devo ancora trascriverlo, ops..).
Rientro dall’Islanda domenica 15 Settembre, festeggio il compleanno (in ritardo), sistemo il materiale e conto di riposarmi per qualche giorno prima di ripartire, finché l’amico Somesh non mi scrive per dirmi che sta per arrivare in Italia (da Copenhagen, dove è in scambio da Drexel - Philadelphia) e che vuole stare un po’ di tempo con me... così venerdì siamo insieme a Milano, sabato lo mando a Verona mentre io sono alla Strongman Run di Rovereto (a breve un post anche su questo!), domenica camminiamo per le splendide vie di Sirmione e lunedì lui torna a Milano (da solo) mentre io pranzo con i miei zii e infine mi decido a preparare la valigia. Martedì completo i preparativi, saluto Carolina (che parte per Parigi, in cui frequenterà l’università nei prossimi anni) e pianifico meglio gli ultimi dettagli del viaggio: il volo mi porterà a Tokyo, che visiterò di corsa in poche ore, per poi arrivare a Sydney dove lavorerò per sei mesi come “stagista” in un’azienda che si sta occupando della costruzione di un impianto solare termodinamico nell’entroterra Australiano (wow!). Considerando il cambio di emisfero, la mia estate quest’anno durerà un po’ di più.. diciamo che probabilmente perderò un inverno (e quindi avrò tre primavere/estati di seguito)!
Mercoledì mattina ho ancora qualche minuto per incastrare le ultime cose in valigia e pianificare ogni secondo a Tokyo per sfruttare al meglio il pochissimo tempo a disposizione in questa metropoli, poi mio papà mi accompagna a Malpensa e, tra l’altro, mi ricorda di comprare una marca da bollo necessaria per il passaporto che è ormai vecchio di più di due anni. Mangiamo insieme, imbarco il borsone e bevo un ultimo caffè.
Un abbraccio, e poi son partito.










































