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Homo faber fortunae suae


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Un giorno l'asino di un contadino cadde in un pozzo. L’animale pianse e ragliò duramente per ore mentre il contadino cercava di fare qualcosa a riguardo. 

Alla fine decise che l’asino era troppo vecchio e il pozzo era asciutto da molto tempo e aveva già bisogno di essere tappato, pertanto non valeva davvero la pena tirare fuori l’asino dal pozzo. Chiamò i suoi vicini, ognuno prese una pala e iniziarono a gettare terra nel pozzo. L’asino resosi conto di quello che stava succedendo si mise a piangere e ragliare orribilmente. 

Ad un certo punto, con sorpresa di tutti l’asino smise di lamentarsi. Il contadino guardò in fondo al pozzo e si stupì di ciò che vide. Con ogni palata di terra, l’asino stava facendo qualcosa di incredibile: batteva la terra con gli zoccoli e faceva un passo sopra la terra. 

Molto presto, tutti videro con sorpresa l’asino arrivare fino alla bocca del pozzo, passare sopra il bordo e uscire trottando.

(Esopo, VI sec. a. C.)

Been there. Done that.


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The modern idea of traveling: "Been there. Done that."


Purpose


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Doing Good Is Hard


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Seneca


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Persistance


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Costumi


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Galimberti, "Teatro Osservatorio" Ass. Cult.

È questa la nostra situazione, non so se la guardate questa nostra società, non siamo felici, non siamo contenti, siamo tutti preoccupati, ci guardiamo negli occhi.

Se poi guardiamo i nostri figli ci preoccupiamo ancora di più, poi se guardiamo i nipoti è meglio che chiudiamo gli occhi. Perché i nostri figli a nostra volta non hanno fatto altro che erodere la ricchezza accumulata dai padri e dai nonni, questa è stata la loro funzione perché non possono far niente.

Io all’epoca mia potevo comprarmi una casa facendo il professore di liceo, guadagnavo 110 mila lire, una casa al metro quadro costava 75 mila lire, e quindi mettendo via, si faceva un mutuo, e si comprava la casa. Oggi un giovane può comprarsi una casa? No, gliela deve comprare il genitore. E adesso i giovani non sono in una situazione drammatica perché ci sono i genitori che li mantengono, ma i figli di questi vostri figli… qui è finita, qui è finita.

Ecco noi occidentali adesso abbiamo questa invasione, è così, e questa invasione, attenzione bene, io quando insegnavo storia nei licei, sui libri di storia c’era scritto che i popoli, le civiltà, e le culture, finivano per decadenza dei costumi. Dicevo ai miei studenti “non guardate queste baggianate facciamo una storia economica che capiamo meglio le cose”. Niente di più falso. Oggi sono perfettamente convinto che i libri che circolavano allora, che davano la decadenza dell’Impero romano sulla base della “corruzione” dei costumi sono perfettamente veri. Una civiltà cade per corruzione dei costumi. 

Roma è decaduta per corruzione dei costumi. Che cosa facevano i romani? Nessuno che lavorava, tutti quanti ai giochi, venivano mantenuti coi proventi che provenivano dalle colonie e dagli stati che avevano occupato, e poi a poco a poco non avevano più uomini che andavano a fare lavori pesanti. Quindi hanno iniziato a importare i barbari per fare l’idraulica, per fare i soldati perché nessuno era più in grado di combatterli i romani, dopo 3 secoli avevano l’imperatore barbaro che si chiamava Diocleziano, punto e accapo.

Oggi i nostri ragazzi sono in grado di fare delle guerre? Meno male che non sono più capaci, ma non è che decidono di non fare delle guerre, non sono più capaci. Non c’è più un rito iniziatico per loro. Non si interrompe mai questa loro adolescenza perenne.

Siamo veramente deboli, noi siamo il popolo più debole della terra, perché siamo il più tecnicamente assistito quindi possiamo resistere solo se diventiamo una società assediata. 
Però in una società assediata la domanda che mi posso fare io adesso è questa: lei si immagina che nella società di oggi possa nascere qualcuno che assomigli a Leonardo da Vinci, a Beethoven, se le immagina queste cose? No. Non è più possibile, quindi già da qui si vede che non è più possibile che accada quello che accaduto quando l’Europa era potente. Poi se guarda il mappamondo e guarda che l’Europa è una piccola porzione di Asia, come facciamo a resistere agli asiatici, sia nella forma dei Russi, sia nella forma dei cinesi, sia nella forma degli indiani e sia nella forma dei musulmani.

Come facciamo? Con una politica che non è più luogo della decisione, come prevedeva bene Platone, perché la politica per decidere guarda all’economia, e l’economia per decidere guarda alle risorse tecnologiche. Quindi il potere decisionale si è spostato dalla politica all’economia, questo lo sentite sulla vostra pelle tutti i giorni, e l’economia a sua volta per decidere i suoi investimenti guarda alle risorse tecnologiche. E quindi è passata alla tecnica la quale è indifferente alla vita umana, gli interessa solo lo sviluppo che noi scambiamo per progresso. Lo sviluppo è semplicemente il potenziamento di una dimensione; il progresso è lo stare meglio di una popolazione. Questa distinzione era di Pasolini e l’abbiamo pensata poco. 

E adesso ci troviamo in un contesto dove la stessa eudemonia, la stessa autorealizzazione, è impraticabile. Provi a chiedere a un giovane “Prova a realizzare la sua vocazione, va a cercare un lavoro" E questo lavoro che cosa è? Tu sei un funzionario di un’apparato e deve raggiungere gli obbiettivi che gli da l’apparato. Ma questi obbiettivi coincidono con la mia autorealizzazione? No, scordatelo questo. 

Siamo arrivati ad un livello di infelicità collettiva molto pesante, la stessa depressione ha cambiato forma. Quando eravamo nella società della disciplina, cioè praticamente fino al 1960 (circa), che c’era il permesso e il proibito, c’erano le regole, c’erano tute quelle cose che quelli della mia età ricordano, la depressione era organizzata sul senso di colpa, cose che ancora trovate scritte nei manuali di psichiatria.

Oggi la depressione è fondata sul senso di inadeguatezza. Io lavoro con te, ma tu una volta eri il mio compagno ora sei il mio competitore, chi di noi due va meglio quell’altro va a casa. Quindi la qualità dei rapporti di dimensione ansiogena che si vive? Ogni anno ti danno degli obbiettivi da raggiungere e se non li raggiungi, per giunta ti alzano anche l’asticella, per dire che non siamo più individui siamo funzionari di apparati.

E la nostra vita è decisamente insignificante rispetto alle strutture economiche che la governano, se l’azienda non funziona state a casa. Ma a casa io come faccio a mangiare e a vivere? Fatti tuoi! Non abbiamo più una società che si fa carta della vita degli individui.

E loro? Loro vengono, loro che cosa hanno? Potenza biologica, forza, li vedi questi ragazzi che vengono, provi a partire dalla Nigeria, attraversi il deserto, subisca delle legnate, venga messo nelle prigioni libiche che sono li come cani, queste cose non le fanno vedere perché è bello pensare che tutto funzioni bene per non impressionarci, poi attraversano il mare, nelle stive, dove non respiri. Vuol dire che ci sono delle ragioni così forti che morire per morire preferisco cercarmi la vita, preferisco provare, e arrivano.

Adesso noi abbiamo in Italia 2 milioni di Musulmani di cui però 400 mila son diventati imprenditori, perché? E perché non i nostri giovani son diventati imprenditori? Perché? È perché quando tu hai un ideale ti sforzi, ma quando tu vieni dal benessere…

Sono andato a fare una conferenza alla confcommercio a Vicenza e c’erano questi padri disperati che dicevano: “I nostri figli non vogliono più portare avanti le nostre aziende, le nostre imprese, io c’ho messo tutta la vita per fare sta roba e mio figlio non la vuole più proseguire” e io gli dicevo perché quando suo figlio ha compiuto 18 anni gli ha regalato la Porche? Che cosa puoi aspettarti se gli regali la Porche? Quello va in Porche, punto.

Abbiamo delle responsabilità. Gli abbiamo fatto provare la penuria? Gli abbiamo fatto provare la necessità?

Non esistono le virtù morali, esistono le necessità che ti rendono virtuoso!

Il valore della conoscenza


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Un ingegnere fu chiamato a riparare un computer. Sedutosi di fronte allo schermo, premuti alcuni tasti, annuì, mormorò qualcosa tra sé e lo spense. 
Prese un piccolo cacciavite dalla tasca e girò a metà a una piccola vite. Poi accese di nuovo il computer e scoprì che funzionava perfettamente. 

Il proprietario della società fu felice e si offrì di pagare il conto sul posto. 

- "Quanto le devo?" - chiese 

- "In totale mille euro"

- "Mille euro?! Mille euro per un paio di minuti di lavoro?! Mille euro, semplicemente per aver girato una piccola vite?! Io so che questo super computer costa molto ed è importante per il nostro lavoro, ma... mille euro è un importo pazzesco! Pagherò solo se mi invia una fattura dettagliata che giustifichi perfettamente questa cifra!" 

Il tecnico informatico annuì e se ne andò. 
La mattina seguente, il Presidente ricevette la fattura, lesse attentamente, scosse la testa e procedette a pagare, senza indugio. 

La fattura riportava: 

Servizi offerti: 

- Serrare una vite: Euro 1 
- Sapere quale vite serrare: Euro 999 

Si vince per quel che si sa, non per quel che si fa. 

Hype cycle


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Tra una slide e l'altra ho trovato questa curva, che descrive il ciclo di Hype.. e pensandoci un po' mi sono reso conto che funziona in tanti casi diversi: nuove tecnologie, nuove idee, nuovi progetti, nuove relazioni.. insomma, descrive praticamente l'evoluzione di una "novità" dal momemento in cui ne entriamo in contatto (picco di aspettative) fino a quando ce ne abituiamo (plateau)!


Un treno verso Nord


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Domenica sera viaggiavo verso Zurigo. Mi fermo a Chiasso, faccio un paio di commissioni e mi preparo a prendere il prossimo treno. Mi si avvicina questo ragazzo giovane, carnagione scura, vestito normale. Mi chiede informazioni sul treno per Zurigo: l'orario, le fermate, il costo del biglietto. Sembra preoccupato, un po' in ansia. 

Poco dopo lo re-incontro in sala d'attesa, ancora preoccupato, un po' agitato. Vuole arrivare in Germania, questa notte. Parla qualche parola di italiano e un po' di inglese. Viene dal Senegal, ha lasciato il suo Paese per la guerra che stava massacrando perfino la sua famiglia. E' arrivato in Italia via mare e ha vissuto per un anno e mezzo in un campo di accoglienza in Sicilia, dove dice che la vita è molto dura, si fa fatica perfino a mangiare e a dormire. Ha lasciato la Sicilia qualche giorno fa, in treno, in direzione Germania. Lì spera di trovare qualcosa da fare, anche solo una scuola dove imparare qualcosa per poi andare a lavorare.

Mi dice che gli hanno già impedito una volta di entrare in Svizzera, l'hanno rimandato a Milano. E lui ha preso un altro treno fino a Chiasso, ed ora vuole prendere quello per Zurigo sperando che non lo fermino di nuovo. Sa che la guardia di finanza controlla le persone sui treni, chiede i documenti e se lo trovasse probabilmente lo rimanderebbe indietro, di nuovo. Mi dice che lui vuole solo andare in Germania e mi chiede di aiutarlo, a Zurigo, a trovare un altro treno che prosegua verso nord.

Dice che se non arriva in Germania non sa più cosa fare. E' stanco di essere respinto, stanco di non avere nessun futuro davanti a sé. Dice che in queste condizioni è stanco perfino di vivere.

E io penso che questo ragazzo potrebbe avere la mia età. A parte il colore della pelle e qualche differenza nella fisionomia, direi che tra di noi potrebbero non esserci differenze. Però lui è nato qualche chilometro più a sud, in questo infimo pianeta dell'universo. E per questo lui non sa se arriverà in Germania, non sa se mangerà domani, non sa neppure se vuole continuare a vivere.

Certo ci sono mille storie e mille problemi, mille dettagli e mille considerazioni da fare. Certo ci sono difficoltà per tutti e tante situazioni ancora più delicate. Però quando pensiamo di chiudere porte e finestre e barricarci nel nostro angolo di mondo, definendo bene il confine tra chi è dentro e chi è fuori, proviamo a pensare a cosa faremmo se in Senegal ci fossimo nati noi. Pensiamo a come agiremmo se le nostre certezze e le nostre speranze fossero fragili come quelle di questo ragazzo. Se tutto il nostro futuro fosse un treno verso nord, senza sapere nemmeno dove scendere.

A Zurigo non l'ho più visto. Spero che ci sia arrivato in Germania, o magari da qualche altra parte. Ma soprattutto spero che non abbia perso la voglia di provarci.

What starts here changes the world


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The University’s slogan is: “What starts here changes the world.” I have to admit—I kinda like it. “What starts here changes the world”. Tonight there are almost 8,000 students graduating from UT. That great paragon of analytical rigor, Ask.Com says that the average American will meet 10,000 people in their lifetime. That’s a lot of folks. But, if every one of you changed the lives of just ten people—and each one of those folks changed the lives of another ten people—just ten—then in five generations—125 years—the class of 2014 will have changed the lives of 800 million people. [...] So, what starts here can indeed change the world, but the question is… what will the world look like after you change it?

Well, I am confident that it will look much, much better, but if you will humor this old sailor for just a moment, I have a few suggestions that may help you on your way to a better a world. And while these lessons were learned during my time in the military, I can assure you that it matters not whether you ever served a day in uniform. It matters not your gender, your ethnic or religious background, your orientation, or your social status. Our struggles in this world are similar and the lessons to overcome those struggles and to move forward—changing ourselves and the world around us—will apply equally to all. [...]

Every morning in basic SEAL training, my instructors, who at the time were all Vietnam veterans, would show up in my barracks room and the first thing they would inspect was your bed. If you did it right, the corners would be square, the covers pulled tight, the pillow centered just under the headboard and the extra blanket folded neatly at the foot of the rack—rack—that’s Navy talk for bed. It was a simple task—mundane at best. But every morning we were required to make our bed to perfection. It seemed a little ridiculous at the time, particularly in light of the fact that were aspiring to be real warriors, tough battle hardened SEALs—but the wisdom of this simple act has been proven to me many times over. If you make your bed every morning you will have accomplished the first task of the day. It will give you a small sense of pride and it will encourage you to do another task and another and another. By the end of the day, that one task completed will have turned into many tasks completed. Making your bed will also reinforce the fact that little things in life matter. If you can’t do the little things right, you will never do the big things right. And, if by chance you have a miserable day, you will come home to a bed that is made—that you made—and a made bed gives you encouragement that tomorrow will be better.

#1. If you want to change the world, start off by making your bed.

During SEAL training the students are broken down into boat crews. Each crew is seven students—three on each side of a small rubber boat and one coxswain to help guide the dingy. Every day your boat crew forms up on the beach and is instructed to get through the surf zone and paddle several miles down the coast. In the winter, the surf off San Diego can get to be 8 to 10 feet high and it is exceedingly difficult to paddle through the plunging surf unless everyone digs in. Every paddle must be synchronized to the stroke count of the coxswain. Everyone must exert equal effort or the boat will turn against the wave and be unceremoniously tossed back on the beach. For the boat to make it to its destination, everyone must paddle. You can’t change the world alone—you will need some help— and to truly get from your starting point to your destination takes friends, colleagues, the good will of strangers and a strong coxswain to guide them.

#2. If you want to change the world, find someone to help you paddle.

Over a few weeks of difficult training my SEAL class which started with 150 men was down to just 35. There were now six boat crews of seven men each. I was in the boat with the tall guys, but the best boat crew we had was made up of the the little guys—the munchkin crew we called them—no one was over about 5-foot five. The munchkin boat crew had one American Indian, one African American, one Polish American, one Greek American, one Italian American, and two tough kids from the mid-west. They out paddled, out-ran, and out swam all the other boat crews. The big men in the other boat crews would always make good natured fun of the tiny little flippers the munchkins put on their tiny little feet prior to every swim. But somehow these little guys, from every corner of the Nation and the world, always had the last laugh— swimming faster than everyone and reaching the shore long before the rest of us.  SEAL training was a great equalizer. Nothing mattered but your will to succeed. Not your color, not your ethnic background, not your education and not your social status. 

#3. If you want to change the world, measure a person by the size of their heart, not the size of their flippers.

Several times a week, the instructors would line up the class and do a uniform inspection. It was exceptionally thorough. Your hat had to be perfectly starched, your uniform immaculately pressed and your belt buckle shiny and void of any smudges. But it seemed that no matter how much effort you put into starching your hat, or pressing your uniform or polishing your belt buckle—- it just wasn’t good enough. The instructors would find “something” wrong. For failing the uniform inspection, the student had to run, fully clothed into the surfzone and then, wet from head to toe, roll around on the beach until every part of your body was covered with sand. The effect was known as a “sugar cookie.” You stayed in that uniform the rest of the day—cold, wet and sandy. There were many a student who just couldn’t accept the fact that all their effort was in vain. That no matter how hard they tried to get the uniform right—it was unappreciated. Those students didn’t make it through training. Those students didn’t understand the purpose of the drill. You were never going to succeed. You were never going to have a perfect uniform. Sometimes no matter how well you prepare or how well you perform you still end up as a sugar cookie. It’s just the way life is sometimes.

#4. If you want to change the world get over being a sugar cookie and keep moving forward.

Every day during training you were challenged with multiple physical events—long runs, long swims, obstacle courses, hours of calisthenics—something designed to test your mettle. Every event had standards—times you had to meet. If you failed to meet those standards your name was posted on a list and at the end of the day those on the list were invited to—a “circus.” A circus was two hours of additional calisthenics—designed to wear you down, to break your spirit, to force you to quit. No one wanted a circus. A circus meant that for that day you didn’t measure up. A circus meant more fatigue—and more fatigue meant that the following day would be more difficult—and more circuses were likely. But at some time during SEAL training, everyone—everyone—made the circus list. But an interesting thing happened to those who were constantly on the list. Over time those students-—who did two hours of extra calisthenics—got stronger and stronger. The pain of the circuses built inner strength-built physical resiliency. Life is filled with circuses. You will fail. You will likely fail often. It will be painful. It will be discouraging. At times it will test you to your very core.

#5. But if you want to change the world, don’t be afraid of the circuses.

At least twice a week, the trainees were required to run the obstacle course. The obstacle course contained 25 obstacles including a 10-foot high wall, a 30-foot cargo net, and a barbed wire crawl to name a few. But the most challenging obstacle was the slide for life. It had a three level 30 foot tower at one end and a one level tower at the other. In between was a 200-foot long rope. You had to climb the three tiered tower and once at the top, you grabbed the rope, swung underneath the rope and pulled yourself hand over hand until you got to the other end. The record for the obstacle course had stood for years when my class began training in 1977. The record seemed unbeatable, until one day, a student decided to go down the slide for life—head first. Instead of swinging his body underneath the rope and inching his way down, he bravely mounted the TOP of the rope and thrust himself forward. It was a dangerous move—seemingly foolish, and fraught with risk. Failure could mean injury and being dropped from the training. Without hesitation—the student slid down the rope—perilously fast, instead of several minutes, it only took him half that time and by the end of the course he had broken the record.

#6. If you want to change the world sometimes you have to slide down the obstacle head first.

During the land warfare phase of training, the students are flown out to San Clemente Island which lies off the coast of San Diego. The waters off San Clemente are a breeding ground for the great white sharks. To pass SEAL training there are a series of long swims that must be completed. One—is the night swim. Before the swim the instructors joyfully brief the trainees on all the species of sharks that inhabit the waters off San Clemente. They assure you, however, that no student has ever been eaten by a shark—at least not recently. But, you are also taught that if a shark begins to circle your position—stand your ground. Do not swim away. Do not act afraid. And if the shark, hungry for a midnight snack, darts towards you—then summons up all your strength and punch him in the snout and he will turn and swim away. There are a lot of sharks in the world. If you hope to complete the swim you will have to deal with them.

#7. So, if you want to change the world, don’t back down from the sharks.

As Navy SEALs one of our jobs is to conduct underwater attacks against enemy shipping. We practiced this technique extensively during basic training. The ship attack mission is where a pair of SEAL divers is dropped off outside an enemy harbor and then swims well over two miles—underwater—using nothing but a depth gauge and a compass to get to their target. During the entire swim, even well below the surface there is some light that comes through. It is comforting to know that there is open water above you. But as you approach the ship, which is tied to a pier, the light begins to fade. The steel structure of the ship blocks the moonlight—it blocks the surrounding street lamps—it blocks all ambient light. To be successful in your mission, you have to swim under the ship and find the keel—the center line and the deepest part of the ship. This is your objective. But the keel is also the darkest part of the ship—where you cannot see your hand in front of your face, where the noise from the ship’s machinery is deafening and where it is easy to get disoriented and fail. Every SEAL knows that under the keel, at the darkest moment of the mission—is the time when you must be calm, composed—when all your tactical skills, your physical power and all your inner strength must be brought to bear.

#8. If you want to change the world, you must be your very best in the darkest moment.

The ninth week of training is referred to as “Hell Week.” It is six days of no sleep, constant physical and mental harassment and—one special day at the Mud Flats—the Mud Flats are an area between San Diego and Tijuana where the water runs off and creates the Tijuana slue’s—a swampy patch of terrain where the mud will engulf you. It is on Wednesday of Hell Week that you paddle down to the mud flats and spend the next 15 hours trying to survive the freezing cold mud, the howling wind and the incessant pressure to quit from the instructors. As the sun began to set that Wednesday evening, my training class, having committed some “egregious infraction of the rules” was ordered into the mud. The mud consumed each man till there was nothing visible but our heads. The instructors told us we could leave the mud if only five men would quit—just five men and we could get out of the oppressive cold. Looking around the mud flat it was apparent that some students were about to give up. It was still over eight hours till the sun came up—eight more hours of bone chilling cold. The chattering teeth and shivering moans of the trainees were so loud it was hard to hear anything and then, one voice began to echo through the night—one voice raised in song. The song was terribly out of tune, but sung with great enthusiasm. One voice became two and two became three and before long everyone in the class was singing. We knew that if one man could rise above the misery then others could as well. The instructors threatened us with more time in the mud if we kept up the singing—but the singing persisted. And somehow—the mud seemed a little warmer, the wind a little tamer and the dawn not so far away. If I have learned anything in my time traveling the world, it is the power of hope. The power of one person—Washington, Lincoln, King, Mandela and even a young girl from Pakistan—Malala—one person can change the world by giving people hope.

#9. So, if you want to change the world, start singing when you’re up to your neck in mud.

Finally, in SEAL training there is a bell. A brass bell that hangs in the center of the compound for all the students to see. All you have to do to quit—is ring the bell. Ring the bell and you no longer have to wake up at 5 o’clock. Ring the bell and you no longer have to do the freezing cold swims. Ring the bell and you no longer have to do the runs, the obstacle course, the PT—and you no longer have to endure the hardships of training. Just ring the bell.

#10. If you want to change the world don’t ever, ever ring the bell.

To the graduating class of 2014, you are moments away from graduating. Moments away from beginning your journey through life. Moments away from starting to change the world—for the better. It will not be easy. [...] Start each day with a task completed. Find someone to help you through life. Respect everyone. Know that life is not fair and that you will fail often, but if you take take some risks, step up when the times are toughest, face down the bullies, lift up the downtrodden and never, ever give up—if you do these things, then next generation and the generations that follow will live in a world far better than the one we have today and—what started here will indeed have changed the world—for the better.


"Dovete rifare la storia dell'Italia.."


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"Studenti: non posso lasciare l'ufficio del Rettore dell'Università di Padova senza rivolgervi un ultimo appello. Una generazione di uomini ha distrutto la vostra giovinezza e la vostra patria. Traditi dalla frode, dalla violenza, dall'ignavia, dalla servilità criminosa, voi insieme con la gioventù operaia e contadina, dovete rifare la storia dell'Italia e costituire il popolo italiano.

Non frugate nelle memorie o nei nascondigli del passato i soli responsabili di episodi delittuosi; dietro ai sicari c'è tutta una moltitudine che quei delitti ha voluto e ha coperto con il silenzio e la codarda rassegnazione; c'è tutta la classe dirigente italiana sospinta dalla inettitudine e dalla colpa verso la sua totale rovina.

Per la fede che vi illumina, per lo sdegno che vi accende, non lasciate che l'oppressore disponga della vostra vita, fate risorgere i vostri battaglioni, liberate l'Italia dalla schiavitù e dall'ignominia, aggiungete al labaro della vostra Università la gloria di una nuova più grande decorazione in questa battaglia suprema per la giustizia e per la pace nel mondo."

Concetto Marchesi, 1 Dicembre 1943

La saggezza dei libri


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Con sapienza raccogli quanto vi è di utile
ed evita con giudizio il danno.
Imita l'operato dell'ape saggia,
che si va a posare su tutti i fiori
e con competenza da ognuno
sugge il buono, avendo la natura
stessa per maestra.

Tu, con ponderazione, cogli in abbondanza
ciò che è utile, se però qualcosa ti fa male,
consapevole del danno, subito vola via.
La mente per gli uomini è un'ala veloce.

In questo senso quanto è stato scritto
per esaltare la stessa virtù e all'opposto
per biasimare il vizio, questo devi imparare
con cura, custodendone il significato
e l'eleganza dell'espressione.


Thanks to Teresa

Strade e pensieri per domani


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Dalla serie di post “Ma che pianeta mi hai fatto?” di un famoso blog online:

Petrolio e carbone sono proibiti. Nei centri urbani non possono più circolare auto private. L'emissione di CO2 è punita con l'assistenza gratuita agli anziani. I tabaccai sono scomparsi, non fuma più nessuno. Non si trovano neppure le macchinette mangiasoldi nei bar. (...) L'accesso alla banda ultra larga è un diritto civile e il telelavoro è diffuso ovunque.

I medici e gli avvocati sono categorie protette, come i panda. Le malattie ambientali sono infatti diminuite e il numero degli avvocati è stato ridotto per legge a un decimo, come altrove nel mondo, e la macchina della Giustizia ha ripreso finalmente a funzionare.

L'INPS ha chiuso dopo una rivolta popolare che ha ridotto in macerie la sua sede e ora ognuno versa i contributi su un fondo privato. (...) Le imprese di costruzioni sono state riconvertite a imprese di decostruzione. Distruggono edifici e infrastrutture inutili o che danneggiano l'ambiente. (...) Nei fiumi si fa il bagno la domenica da quando è stata introdotta la rieducazione forzata per inquinamento ambientale da scontarsi con la raccolta differenziata a vita. Non si possono possedere beni mobili e immobili superiori ai cinque milioni di euro, anche se molti vorrebbero abbassare la soglia. Ogni euro guadagnato in più va a favore della collettività. Chi si sottrae è rieducato alla comprensione della vita in appositi centri yoga.

La parola leader è diventata un insulto. Ognuno è responsabile di sé stesso e verso la società. Le decisioni pubbliche sono prese tutte a maggioranza, sia a livello locale che nazionale. (...) Anche i produttori di cartelle per bambini, sostituite da e-book, sono falliti e i giornali si possono sfogliare nei musei tra lo stegosauro e l'archaeopteryx. In Val di Susa si fanno solo picnic. Gli inceneritori, spenti da tempo, sono diventati attrazioni per il free climbing e la Salerno Reggio Calabria è finalmente finita e percorsa solo da auto elettriche.

La società costruita sul debito è scomparsa. La produzione di beni dannosi per l'ambiente è illegale. Ogni Paese ha l'obiettivo di diventare ecosostenibile, di vivere delle risorse create sul territorio. (...) La politica è interdetta a chi ha compiuto 65 anni, alcuni vorrebbero abbassare l'età. Il ministero della Difesa è diventato una Onlus e le missioni di pace sono reali. Il reddito di cittadinanza consente a chiunque di vivere in attesa di trovare un lavoro. Non esistono più appartamenti sfitti. Lo Stato paga o integra l'affitto per le famiglie che non possono permetterselo. In nessuna località è possibile costruire nuove case se esistono case vuote o da ristrutturare. La speculazione sugli immobili è proibita. I mendicanti nelle città sono assistiti da dipendenti comunali e avviati a lavori socialmente utili. Nessuno è lasciato solo.

Lo spettacolo di bambini che chiedevano la carità ai semafori o di mutilati seduti sul marciapiede è considerato una barbarie del passato. Ogni cittadino dedica una quota del suo tempo a servizi per la collettività. A Milano sono stati riaperti i Navigli e si può arrivare in barca a Venezia partendo dal Duomo. La corruzione è punita con l'isolamento sociale. Nessuno vuole più avere a che fare con un corrotto. Molti criminali, presi dalla disperazione, emigrano per sempre. Ogni cinque anni si vota on line per una Nuova Costituzione e si rinnova il patto sociale del Paese.

Le autostrade sono gratuite, in quanto già pagate da generazioni di italiani, e Benetton è stato consegnato ai Mapuche. Ogni famiglia è messa in condizioni di produrre energia e di distribuirla in rete. (...) Gli spacciatori di OGM sono perseguiti in tutto il pianeta come un tempo gli spacciatori di droghe pesanti. La cannabis è depenalizzata. Fini e Giovanardi sono condannati a uno spinello settimanale in diretta streaming. Da allora sono molto migliorati. I reati sono crollati e i pochi poliziotti devono esibire la carta di identità ai cittadini. La parola "mercato" si usa solo per il mercato rionale e la parola "Stato" è diventata una nobile espressione.

(...) Ogni anno si tiene la giornata della solidarietà, considerata la massima espressione dello Stato, che ha celebrato in passato persone come Alex Zanotelli e Gino Strada. Il cittadino deve dedicare, dalla maggiore età, due ore al giorno agli altri. Le lobby e le società segrete sono proibite per legge e i loro membri considerati rei di alto tradimento. Il gruppo Bildeberg è stato sciolto. All'ONU ogni Stato ha diritto di voto, ognuno vale uno, e nessuno Stato ha più diritto di veto. La massoneria, l'Opus Dei e Comunione e Liberazione sono un ricordo del passato. Il segreto di Stato non esiste più e ogni documento relativo alla storia recente della propria Nazione è consultabile on line, una regola universale in tutto il mondo.

I nuovi nati sono figli adottivi per legge della comunità locale dove vengono al mondo che ha l'obbligo di averne cura in caso di difficoltà della famiglia a cui appartengono. I nonni non finiscono più negli ospizi, ma sono ospitati dalle famiglie della comunità.

L'esperanto è obbligatorio come seconda lingua in ogni nazione. Chiunque può capire l'altro sul pianeta. Si mangia solo frutta di stagione per combattere l'inquinamento. La donazione di organi, in caso di morte, e del proprio sangue è un dovere a cui nessuno si sottrae. La proprietà delle aziende è solo di chi ci lavora. Ogni nuovo assunto diventa automaticamente proprietario di una quota. L'economia è senza fini di lucro. (...) Il diritto alla ricerca della felicità presente nella Dichiarazione di Indipendenza degli USA è diventato il primo articolo di ogni Costituzione. Il lavoro pesante è fatto dalle macchine e non nobilita più l'uomo.

Tratto da questo articolo (e successivi)

Uruguay, il Paese dell'anno


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(...) The Economist ha incoronato lo Stato sudamericano come nazione simbolo del 2013. Il merito della ribalta va al presidente Josè Pepe Mujica (Frente Amplio) eletto nel 2010. Ex combattente nel gruppo di estrema sinistra dei Tupamaros durante la dittatura militare, ha sconvolto la politica internazionale con decisioni importanti e simboliche, come quella di cedere il 90% del suo stipendio allo Stato, dichiarando che ciò gli rimane gli è sufficiente per vivere. Ha legalizzato le unioni omosessuali (aprile 2013) e presto consentirà allo Stato di produrre e vendere marijuana per abbattere il mercato nero. 

''Avremmo potuto scegliere il Sud Sudan, che ha aumentato il suo Pil del 30%, o l'Estonia, che ha il debito più basso di tutta l'Unione Europea. O la Turchia, dove decina di migliaia di persone hanno protestato contro il governo Erdogan. Ma il criterio fondamentale per eleggere il miglior paese è stato capire se le innovazioni attuate, imitate, potessero essere utili al resto del mondo''. Così recita l'articolo della rivista britannica che per la prima volta ha eletto un paese simbolo. Le unioni gay hanno senza dubbio aumentato il benessere sociale senza costi finanziari, mentre la produzione e legalizzazione della cannabis, eliminando lo spaccio e la detenzione, distruggerà - secondo quanto affermato da Mujica - almeno parte del mercato nero.

Il governo di Montevideo ha sempre espresso una certa lungimiranza, basti pensare che è stato uno dei primi al mondo a consentire il divorzio, nel 1913. Ma la rivoluzione dal basso di Mujica in un momento di crisi internazionale e corruzione dilagante ha una risonanza nuova. E fa sperare in una ricerca di identità nazionale che possa oltrepassare i confini delle pampas e ispirare Europa e Usa.

Ed è evidente che le scelte portate avanti dal presidente rappresentano la possibilità di un passo avanti globale, un esempio di virtù e civiltà. (...)

Scatti di storia


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Una raccolta di foto incredibili (apri il link) che raccontano il nostro tempo, immagini che da sole evocano storie, esprimono emozioni e fanno riflettere.


E queste (apri il link), relative al "secolo scorso", sono forse ancora più incisive e toccanti..


La goccia scava la pietra


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Un ottimo articolo dal blog Efficacemente:

Sempre la stessa storia. Fissi un obiettivo, lo insegui con tutte le tue forze, poi (...) molli la presa. Da quel momento non riesci più ad essere costante, e tempo qualche settimana e ti ritrovi inevitabilmente a ripartire dalla casella del via. Dio quanto è frustrante. (...) 

L’esperimento del Dott. C. Peter Herman
Il Dott. C. Peter Herman è un ricercatore presso l’Università di Toronto e studia il comportamento umano in relazione all’appetito e al cibo. (...) Nel corso di uno studio su cibo ed auto-controllo, il Dott. Herman invitò nel suo laboratorio un gruppo di partecipanti, a cui era stato chiesto di digiunare nelle ore precedenti l’esperimento. Arrivati in laboratorio, ad alcuni di essi fu dato dato un piccolo frappé, giusto per fermare la fame; ad altri furono dati due frappé giganti, in grado di saziare anche un elefante; ed infine all’ultimo gruppo (il più sfigato) non fu dato nulla. Obiettivo dichiarato dello studio: avere l’opinione dei partecipanti sul sapore di alcuni snack. (...) Con la scusa degli “assaggiatori di snack”, il dott. Herman iniziò a testare attentamente il comportamento dei partecipanti di fronte ad un enorme contenitore pieno di deliziosi snack (...) I partecipanti che non stavano seguendo nessuna dieta particolare si comportarono esattamente come ci si poteva aspettare: chi non aveva mangiato nulla, divorò decine di snack; chi aveva avuto il frappé piccolo, mangiò una quantità moderata di snack; e chi aveva ingurgitato i due frappé giganti, si limitò ad annusare qualche snack e scrivere le proprie opinioni a riguardo. Ma la sorpresa arrivò con i partecipanti che in quel periodo stavano seguendo una dieta alimentare.. In questo caso la reazione fu opposta: paradossalmente le persone a dieta, che avevano bevuto due frappé, mangiarono mediamente una quantità maggiore di snack, rispetto agli altri partecipanti. Insomma si comportarono senza ritegno. Herman si domandò a lungo quale fosse il significato di questi risultati e condusse numerosi altri esperimenti per accertarsi di quanto aveva osservato. Ogni volta le persone a dieta, che avevano avuto i due frappé giganti, si sfondavano di snack. Fu a questo punto che il dott. Herman ed i suoi collaboratori compresero che cosa stesse avvenendo e chiamarono questo curioso comportamento umano, l’effetto “chissenefrega”.

L’effetto “chissenefrega”
Le persone a dieta, ed in generale tutti coloro che fissano un obiettivo, hanno in mente un certo comportamento giornaliero ottimale. Nel momento in cui, per un qualsiasi motivo (...), deragliano da questo comportamento, considerano la giornata andata, irrecuperabile (...).  A questo punto i freni inibitori rallentano la loro presa e nella mente del malcapitato si materializza un solo pensiero: “a questo punto… chissenefrega“. Questo è l’inizio della fine. Qualsiasi buon proposito va a farsi benedire e addio diete, palestre, studio e chi più ne ha, più ne metta. (...)

Consigli pratici per essere costante
  • Dai il giusto ritmo alla tua giornata. “Il mattino ha l’oro in bocca”. I detti popolari racchiudono sempre una profonda saggezza. Se vuoi evitare di incappare nell’effetto “chissenefrega”, impara a dare il giusto ritmo alle tue giornate sin dalle prime ore del mattino. (...)
  • Rifuggi la perfezione. Spesso, chi si appassiona di crescita personale sviluppa un’insana tendenza al perfezionismo. Se le condizioni non sono perfette, se si è sgarrato anche di una sola virgola, buttiamo via il bambino con l’acqua sporca (...). Sforzati di rifuggire la perfezione: se riesci a rispettare i tuoi buoni propositi solo all’80% è ok, ed è sempre meglio che buttare l’intera giornata nel cesso.
  • Perdi il controllo. Non puoi avere il controllo su tutto: ci saranno sempre giornate storte, eventi che non avevi previsto, ricercatori cornuti che ti offrono due frappé giganti. Accettalo e vai avanti. Il percorso verso il successo non è mai lineare: a volte fai un passo avanti e tre indietro, l’importante è non fermarsi.
  • Tieni traccia dei tuoi progressi. (...) L’effetto “chissenefrega” scatta quando ci convinciamo che un singolo sgarro abbia mandato tutto a belle signorine. Non è così, ma se non tieni traccia di tutti i progressi che hai fatto finora, non potrai mai raggiungere questa consapevolezza. (...)

Pallido puntino azzurro...


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La Terra è il punto blu a circa metà della banda marrone a destra,
vista da 6 miliardi di chilometri di distanza (sonda Voyager 1)

"Da questo distante punto di osservazione, la Terra può non sembrare di particolare interesse. Ma per noi, è diverso. Guardate ancora quel puntino. È qui. È casa. È noi. Su di esso, tutti coloro che amate, tutti coloro che conoscete, tutti coloro di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita. L'insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di religioni, ideologie e dottrine economiche, così sicure di sé, ogni cacciatore e raccoglitore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e plebeo, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre e padre, figlio speranzoso, inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni "superstar", ogni "comandante supremo", ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì, su un minuscolo granello di polvere sospeso in un raggio di sole. La Terra è un piccolissimo palco in una vasta arena cosmica.

Pensate ai fiumi di sangue versati da tutti quei generali e imperatori affinché, nella gloria e nel trionfo, potessero diventare i signori momentanei di una frazione di un puntino. Pensate alle crudeltà senza fine inflitte dagli abitanti di un angolo di questo pixel agli abitanti scarsamente distinguibili di qualche altro angolo, quanto frequenti le incomprensioni, quanto smaniosi di uccidersi a vicenda, quanto fervente il loro odio. Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l'illusione che abbiamo una qualche posizione privilegiata nell'Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida. Il nostro pianeta è un granellino solitario nel grande, avvolgente buio cosmico. Nella nostra oscurità, in tutta questa vastità, non c'è alcuna indicazione che possa giungere aiuto da qualche altra parte per salvarci da noi stessi.

La Terra è l'unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita. Non c'è altro posto, per lo meno nel futuro prossimo, dove la nostra specie possa migrare. Visitare, sì. Colonizzare, non ancora. Che vi piaccia o meno, per il momento la Terra è dove ci giochiamo le nostre carte. È stato detto che l'astronomia è un'esperienza di umiltà e che forma il carattere. Non c'è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo. Per me, sottolinea la nostra responsabilità di occuparci più gentilmente l'uno dell'altro, e di preservare e proteggere il pallido punto blu, l'unica casa che abbiamo mai conosciuto."


Se hai vent'anni..


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"Se hai vent'anni vattene. Vattene perché se hai vissuto i tuoi primi 20 anni in questa nazione non hai visto niente dei cambiamenti del mondo. Sei rimasto indietro. Hai vissuto 20 anni di dibattito pubblico schiacciati sullo scontro pro o contro Berlusconi. Uno scontro fatto di puttane, “giudici comunisti” e Nesta/Balotelli. Uno scontro che ha lasciato un manipolo di anziani a dibattere in tv di un paese che non c'è. Spegni la tv, non imparerai niente da Ballarò o da Servizio Pubblico. E chiudi anche le dispense, la cultura non è una pillola da mandar giù. [...] Dovresti andare via per guardare come sono cambiate Londra, Parigi, New York in questi 20 anni. 

Sei nato all'alba della primavera dei Sindaci ma nel frattempo sei diventato maggiorenne e attendi ancora la linea C a Piazza San Giovanni in Roma. Per te non è cambiato nulla ma il resto del mondo ha corso. Come non mai. Se fossi partito avresti visto la più grande biblioteca d'Europa traslocare da un Palazzo del XVII secolo ad uno consono alla fruizione della cultura. Perché i libri, i reperti, non servono a nulla se non possono essere fruiti. Avresti visto una metropolitana che viaggia a 90km/h senza conducente costruita in 5 anni. Avresti visto un paese – il Sud Africa – passare dalla segregazione razziale ad ospitare i Mondiali. Fai una cosa: vattene. Non ascoltare chi ti dice che solo chi resta resiste davvero. Lascia questo paese, meticciati. Scopri la bellezza di altri corpi e di altri odori. Di altri cibi. Fai politica. Sì, fai politica. Perché non è tutto una “merda”. Ma scegliti altri maestri. Un buon politico non è un imbonitore ma un uomo che si carica sulle spalle la visione di un paese, nonostante i voti. 

Guarda Invictus. Dimentica Genova. Lì hanno ucciso una generazione, non farti fermare anche tu. Non ascoltare quella canzone “poteva come tanti scegliere e partire, invece lui decise di restare” è bellissima ma viene da un'altra epoca. Ho amato Peppino e la Sicilia ma ho anche imparato che le catene non coincidono con questo sentimento. Eduardo avrebbe detto Fujetevenne. Io ti scrivo vattene. Vattene per imparare che non è vero che una laurea ti forma. Vattene perché la festa che i tuoi vogliono organizzare è una pagliacciata di cui non hai bisogno. Ciò che hai in mano è un pezzo di carta, non conta niente. Non c'è nulla da festeggiare. Si festeggia il futuro, non il passato.

Vattene via perché altrimenti anche a quarant'anni ti diranno che sei giovane. Non è vero. Vattene perché non devi leggere i giornali che aprono con le violenze per una partita di calcio. Non è giusto. Il calcio è solo uno sport. Parti, lasciaci qui, come i dannati di un inferno da noi stessi generato. Va via! Prendi un volo per il nord e respira la bellezza del senso di comunità. [...] Perché essere più di sé stessi, essere una collettività è la condivisione costante e silenziosa delle regole che consentono a tutti di andare avanti. E questo noi non sappiamo neanche cosa sia. Collettività non è svegliarsi una mattina e ricostruire ciò che è andato in fumo ma lavorare ogni giorno nel silenzio. Non ascoltare gli eroi. Questa nazione non ha bisogno di loro. E' il contrario, sono loro a nutrirsi di questo paese perché senza i suoi mali non potrebbero vivere. 

Parti e torna solo se sarai convinto che è giunto il tuo tempo. Torna solo se hai visto il cambiamento e pensi sia giusto riportarlo indietro. Torna con i sogni di un ventenne e le spalle di un adulto."

Preso da fanpage

E un bel commento particolarmente incisivo: 

"[...] Parti ma ricordati che il cibo non ha lo steso sapore, la gente non si comporta nello stesso modo né è sempre ad aspettarti con le braccia aperte. Ricordati che nonostante la Ryanair non vedrai molti momenti belli e brutti della tua famiglia e dei tuoi amici, che ricostruire la tua vita da zero in città in cui la gente va e viene di continuo non è facile, che la solitudine è sempre dietro l'angolo. [...] Ricordati che quando parti non vai in Erasmus, diventi un immigrato con il tuo bagaglio culturale e gli stereotipi a esso associati. Ricordati che Eldorado è solo un mito e che per arrivare all'oro devi prima scavare e non è detto che la miniera sia quella buona. [...] Ricordati tutto questo, fa un bel respiro, preparati e, poi, parti."

Di: Lamberto Lambru Ferrara

Partire, viaggiare e vivere in altri Paesi è un'esperienza formativa a cui non dovremmo, possibilmente, rinunciare. Viviamo in un mondo così piccolo da poter essere esplorato tutto sullo schermo di un pc eppure così grande da ospitare ad un tempo sfarzo e carestie, guerre e benessere, metropoli e piccoli villaggi. Il confronto con persone provenienti da altre parti di questo pianeta è sempre diverso, ricco, nuovo e costituisce sempre un grande elemento di crescita personale. Quindi sì, partire è necessario. Accettare la sfida della lingua, della cultura, della diversità. Buttarsi a capofitto e provare a dare il massimo. E crescere, fare esperienza, imparare il più possibile dagli altri. E poi, in futuro, tornare. Tornare diversi, con la mente aperta, con idee nuove e tanti sogni. E soprattutto tanta voglia di fare per realizzare anche a "casa" il meglio di ciò che si è visto altrove.

Purtroppo in Italia spesso si parte "per necessità": le possibilità lavorative che mancano, le opportunità scolastiche che a volte non sembrano efficaci, la voglia di cambiare e non sentire sempre gli stessi nomi e gli stessi discorsi politici. All'estero invece tanti partono "per scelta" e vivono un periodo (tipicamente 6 mesi - 1 anno) in giro per il mondo, per fare "esperienza di vita", conoscere posti e persone nuove ed arricchire la propria "formazione personale". Certo, partire sapendo che in qualsiasi momento si potrà rientrare a casa è diverso dal partire con tante speranze e poche certezze... ma, nonostante tutte le difficoltà, partire - almeno per un po' - è sempre una grande esperienza di vita, oltre che una grande sfida. Parti e viaggia, cogli l'opportunità che ti si presenta e buttati. Hai solo una vita, gioca la tua partita!

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Thanks to Carolina