Melchtal - Stepfen - Via "Orion"


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Bella via sulla parete Stepfen, nella zona di Melchsee-Frutt. Ottima arrampicata su calcare (non sempre compatto, pero') e protezioni piu' che abbondanti.

Breve descrizione:

  1. Facile 5c fino alla sosta un po' scomoda (in mezzo agli arbusti)
  2. Bellissimo 6b di placca lavorata, con bei movimenti
  3. 6c+ abbastanza fisico ma sempre fattibile.

Purtroppo non siamo riusciti a conlcudere per motivi di "luce" (essendo metà Novembre ed avendo messo le mani sulla roccia solo nel primo pomeriggio...). Comunque la zona merita un'altra visita, sia per la bellezza della roccia (anche se, come scritto sopra, qualcosa ancora si muove..) che per la quantità di vie e la "densità di protezioni".

Qui un bel pdf.

Yahtzee


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Gioco scoperto sabato con Gio, Elena e Giorgia, e che merita di essere salvato qui per essere facilmente trovato nel momento del bisogno!

Bastano 5 dadi, carta e penna.

Regole in breve (tutto su wiki):

  • Scopo: realizzare il maggior numero di punti
  • In ogni turno ogni giocatore tira 5 dadi, max 3 volte di seguito. Al termine del turno deve decidere quale "combinazione" registrare (vedi tutte le possibilità su wikipedia).
  • Ci sono 13 possibili combinaizioni e 13 turni, quindi ad ogni turno una combinazione deve essere scelta ed utilizzata (o "annullata" registrando zero punti).
Un ottimo modo per spendere un po' di tempo in compagnia con poco materiale.

Stomaco Peloso e Alba del Nirvana


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Bella arrampicata sabato con Gio. Il mio battesimo della Val di Mello sono stati quei 20 metri di placca sprotetti di "Stomaco Peloso", che poi conduce all'attacco di "Alba del Nirvana", decisamente meno placcosa e piu' proteggibile..

Ambiente davvero fantastico, soprattutto se arrivate una notte d'autunno con la luna piena che illumina le vette innevate, e quando vi svegliate la mattina scoprite i magici colori dell'autunno sugli alberi. La valle è un vero gioiello per me tutta da scoprire, ed ho la sensazione di aver visto solo la punta dell'iceberg.

Descrizione:

  1. La famigerata placca è in realtà facile e lavorata, certamente "banale" se fosse protetta. Invece non c'è niente fino a quel vecchio chiodo posto tanti metri sopra al suolo. Si scala di piedi, come tutte le placche, ma anche e soprattutto tenendo buona la "testa".
  2. Facile diedro fino ad una grossa pianta e poi al bosco. Qui finisce la prima via ("Stomaco Peloso"), che in realtà merita una ripetizione soltanto per quella lunga placca sprotetta.
  3. Bel tiro che traversa verso sinistra con bei passi non banali
  4. Risalire la fessura alla base del tetto, molto bella
  5. Continuare lungo la fessura fino ad una pianta, poi abbassarsi a destra di qualche metro. Un altro bel tiro!

Discesa con una doppia, un po' di bosco ed un'altra doppia sulla placca iniziale (un po' a destra).

Nel pomeriggio una tappa al Sasso Remenno è certamente consigliata, sia per i tanti splendidi monotiri che per l'atmosfera bucolica del prato verde attraversato dal ruscelletto..

"Tonis Lust" - Bergseeschijen (CH)


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Grande arrampicata ieri su "Tonis Lust", una via davvero fantastica: abbastanza lunga, non impossibile ma mai banale e su un granito eccezionale. Due ore dal parcheggio all'attacco, per poi iniziare una successione di tiri bellissimi.

Tra i diversi report in internet i gradi variano molto, in particolare se confrontati con "Dreams of Switzerland" (una bella collezione di vie in Svizzera). Cosi' anche io propongo la mia gradazione, basata ovviamente sulla mia personale esperienza:

  1. Le difficoltà iniziano già al primo tiro, con passi di aderenza abbastanza delicati e protezioni non vicinissime, direi 6a+
  2. Ora leggermente piu' semplice, ma comunque tanta aderenza e diversi metri tra le protezioni (quasi mai integrabili). 6a
  3. Piu' semplice, ma comunque non banale (5b)
  4. Decisamente piu' semplice, ricordarsi di piegare a destra (su sfasciumi) per raggiungere la sosta poco piu' in alt0
  5. Fantastico tiro con bellissimi movimenti (6a)
  6. Altro tiro bellissimo, simile al precedente
  7. Si giunge cosi' al "passo" speciale della via, che ci richiede di "scendere" dall'enorme lama e spostarci sulla parete sottostante. Guardando giù' dalla sosta ci si rende conto di quanto si è in alto! Qualche relazione dice di usare un cordone (su fix) per scendere in A0, ma in realtà basta fare due passi indietro (rispetto alla sosta) sul filo di cresta e cercare buoni appigli sul muro strapiombante, poi con un movimento unico (6b) si "ruota" e ci si ritrova sotto la lama, per poi scendere a terra rapidamente. Un passo bellissimo e molto originale, nonché perfettamente protetto, almeno per il primo. Per semplificare la vita al secondo consiglio di rinviare il fix sotto alla lama, in modo che anche il nostro compagno sia ben protetto. Dopo "il passo" salire sulla parete adiacente (5c).
  8.  Continuare a salire dritti con arrampicata sempre bellissima (5b)
  9. Ora piu' facile, sul filo di cresta (5a)
  10. Ancora su cresta e grandi blocchi, fino a pochi metri dalla croce (5a).

Note:
  • Tanti tiri entusiasmanti, con movimenti splendidi
  • Tutte le soste (a fix) sono attrezzate con anello di calata, anche se dopo "il passo" potrebbe essere complicato effettuare doppie
  • Protezioni distanti e totalmente assenti sulle parti più' facili; non sempre possible integrare (specialmente nella prima metà). Necessaria una certa fiducia nell'aderenza, come si può' capire bene già dal primo tiro.
Per la discesa, seguire i segni bianco-blu (dall'altra parte della cresta) e quindi scendere la lunga pietraia fino a ritornare sui propri passi ed infine all'auto (2+ ore).

Piantonetto


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Due giorni insieme a Giuseppe e Stefano nel vallone di Piantonetto, su ottimo Gneiss che ci concede splendidi pass tra forza e aderenza.

Iniziamo con "La Rossa di Sera Soft", via sportiva che si raggiunge abbastanza velocemente dal rifugio. La via attacca con un 6b che richiede equilibrio e aderenza (passo di 6c). Seguono poi tiri leggermente piu' semplici, fino al penultimo tiro, di nuovo 6b, e di nuovo severo (passo di 6c).

La stessa sera, prima di cena, ci concediamo "Testa Rossa", breve via sportiva decisamente piu' semplice (nonostante sia gradata in modo simile), e di cui consiglio in modo particolare l'ultimo tiro (che sale la "testa rossa", appunto).

Ceniamo nel bel rifugio dall'atmosfera calda ed accogliente, stappiamo una bottiglia per questo compleanno un po' isolato e distante (ai tempi del Corona) e ci prepariamo per il giorno dopo.

Partiamo presto per la "Mellano-Perego" sul Becco di Valsoera, 380 metri di via che richiedono impegno già per l'avvicinamento lungo e ripido. Sulla nostra guida la via è decisamente sotto-gradata (peraltro con scala francese, nonostante sia prevalentemente trad. con fix quasi solo nelle soste), e ci rendiamo conto ben preso che richiede molto impegno e tenacia. 


Tiro-per-tiro:

  1. Facili rampe (III+) fino alla sosta (che si intravede già dalla partenza), alla base di un muro chiaro.
  2. Pochi metri a sinistra, poi salire ed incrociare 1 spit ed 1 chiodo. IV-V
  3. Facile e corto, la sosta successiva si intravede già. III-IV
  4. Tiro lungo e difficile da leggere, almeno per noi. Giuseppe sale e poi gira leggermente a sinistra, fino ad arrivare ad una sosta (spit e chiodo) che non ci sembra essere quella giusta. Anche le difficoltà affrontate sono decisamente piu' alte del previsto (V+).
  5. Stefano apre ora. Dapprima facile, poi una sequenza di diedri/muri decisamente impegnativi e da proteggere (VI+).
  6. Tiro quasi completamente in artificiale (A0, molti chiodi) per superare placche molto lisce e lunghe.
  7. Bellissimo diedro iniziale (VI), poi placca articolata e fessura, molto bello.
  8. Lungo e bel diedro, non troppo difficile (V+), con traverso finale a destra per arrivare in sosta.
  9. Ora conduco io sul bellissimo diedro (V+)
  10. Tiro lungo ed articolato che risale il diedro (V+) fino al tetto, da cui si esce a destra (nonostante un chiodo a sinistra, fuorviante) verso il filo di spigolo (VI). Attenzione agli attriti della corda.. che nel mio caso sono stati.. importanti..!
  11. Superare lo spigolo, salire ancora un po' e proseguire brevemente in cresta fino alla sosta da cui poi ci si cala.


Rientro: diverse doppie lungo la parate accanto, di solito lungo la via "Nel corso del tempo" (noi probabilmente ci siamo calati dall'altra parte.. complicandoci un po' la vita..). E poi si ripete il lungo percorso fino al rifugio..

Via Alta Verzasca


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E fu cosi' che lo scorso weekend io, Marco e Lewis partimmo per la Via Alta Verzasca, con l'idea di fare qualche giorno di trekking in quota. Partiamo da Zurigo (Marco da BS) e ci incontriamo a Locarno, parcheggiamo in val Verzasca (30 CHF per 1 settimana) e ci incamminiamo. Sotto un caldo sole raggiungiamo la capanna Barone, dove mangiamo e ci riposiamo brevemente prima di iniziare l'Alta Via vera e propria. 

La prima tappa, fino alla capanna Cognora, è tutto sommato scorrevole e semplice, sempre in costa. Arriviamo al bivacco - che piu' che altro è un hotel non gestito (con tanto di doccia calda..) -  e con calma cuciniamo.

Domenica mattina piove, cosi' posticipiamo la partenza un po'. Verso le 9.30 lasciamo l'hotel/bivacco ed iniziamo a risalire la montagna puntando alla cresta sopra di noi. Dopo circa 1.5 h di cammino ci ritroviamo su una bella pietraia, io in testa, 50 metri dietro di me Lewis e un po' sotto Marco. Improvvisamente sentiamo l'inconfondibile rumore di grosse pietre che cadono ed alziamo la testa. Dopo un istante dalla parete sopra di noi vediamo arrivare una cascata di rocce che non ci lascia neanche il tempo di urlare. Senza pensare, ognuno agisce d'istinto. Io corro (cioè balzo tra i sassi) in avanti, con la schiena rivolta alle pietre che stanno cadendo, sentendomi come in una roulette russa. Cammino rapido pensando soltanto che se per una sfortunata coincidenza mi troverò' sulla traiettoria di uno di quei grossi sassi d'un tratto sarò' sbalzato via senza neanche accorgermene. Corro e spero.

Poco dopo sento il rumore svanire e mi rendo conto che ormai le pietre hanno trovato la loro strada. Sento Marco urlare e d'istinto sono contento di sentire la sua voce, capisco che c'è ancora. Mi giro e vedo anche Lewis, fortunatamente illeso. Aspettiamo un attimo e raggiungiamo Marco, il quale nello scappare dalla frana è rimasto incastrato e si è infortunato al ginocchio. Ancora preoccupati e tesi per quanto appena successo, ci incamminiamo verso valle a passo molto lento, aiutando Marco a non caricare la gamba ferita. E cosi' scendiamo per 1700 metri per poi rientrare verso casa. 

Ci ha schivati. Abbiamo solo avuto fortuna.

L'ignoranza


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